Sulla G.U. del 15 luglio 2016 pubblicato l’«avviso di rettifica al Nuovo Codice degli Appalti»

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Sulla Gazzetta Ufficiale n. 164 del 15 luglio 2016 è stato pubblicato un avviso di rettifica del Nuovo Codice degli Appalti – il Decreto Legislativo n. 50/2016 -, con il quale vengono apportate molte correzioni formali. Si tratta di diverse pagine di correzioni, prevalentemente di tipo ortografico o refusi vari, che non modificano il senso della norma; a voler essere precisi si tratta di ben 168 correzioni apportate ai vari articoli, che in totale sono 220. Le correzioni riguardano, dunque, refusi e sistemazioni ortografiche causate sicuramente dalla fretta di approvare e, quindi, di pubblicare il Codice per rispettare la scadenza del 18 aprile “fissata” dall’Unione Europea (in realtà il nuovo Codice è stato pubblicato il 19 aprile 2016).
Come correzione sostanziale si segnala solo quella relativa alla soglia sotto cui è possibile l’affidamento diretto, la precedente versione del testo prevedeva che gli incarichi di progettazione, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, direzione dei lavori, collaudo, supporto dell’attività del RUP potessero essere affidati in via diretta per importi pari o inferiore alla soglia di 40.000 euro. La nuova versione prevede invece l’affidamento diretto di tali incarichi solo per importi inferiori a 40.000 euro, pertanto, gli incarichi di importo pari a 40.000 non possono essere più affidati per via fiduciaria, ma occorre passare per la fase di invito ad almeno 5 professionisti a presentare il preventivo. Analogamente, con la modifica introdotta all’articolo 157, per importi inferiori a 100.000 euro (e maggiori o uguali a 40.000 euro) è possibile la procedura semplificata con invito a 5 professionisti a presentare i preventivi, mentre per importi pari a 100.000 euro (o superiori) è necessario ricorrere a procedura aperta o ristretta ai sensi degli articoli 60 e 61.
In definitiva, chiariti i valori limite per gli affidamenti diretti e procedure semplificate di incarichi professionali, nessuna modifica sostanziale viene introdotta al nuovo Codice appalti che sarà invece rivisto con un apposito decreto già in fase di elaborazione.
Per ulteriori commenti, si rinvia al severo articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 20 luglio scorso dal titolo «i danni della burocrazia. Il nuovo Codice degli Appalti? Un capolavoro: 181 errori» [che può essere agevolmente scaricato da internet: http://www.corriere.it/ cronache/16_luglio_21/nuovo-codice-appalti-rettifica-gazzetta-ufficiale-3fdfab4a-4eb4-11e6-8e8b-1212ced41b8e.shtml].
Una cosa sembra certa! A causa di ben 181 errori su 220 articoli – imprecisioni, sviste e incongruenze – che ne hanno stravolto una norma fondamentale, il Governo italiano si è visto costretto a pubblicare «un comunicato di rettifica del nuovo Codice degli Appalti». Il cronista ricorda che, nel caos generato dal nuovo “Codice” l’ANCE ha registrato un crollo del 27% delle gare bandite e del 75% il loro valore.
L’avviso di rettifica pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (scaricabile su internet: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/07/15/16A05218/sg) costituisce un atto non usuale – una sorta di mega “errata corrige” – per formalizzare tutte le correzioni al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 recante: «Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto …». Sono ben cinquecentoventisei righe per mettere in fila, come evidenziato, le correzioni a centottantuno errori, che Gian Antonio Stella definisce una: «galleria degli errori» di tutti i tipi e che riporta lo sferzante giudizio di “www.LavoriPubblici.it” che per primo ha dato la notizia denunciando, al di là degli errori o delle sviste anche nella punteggiatura, la sostanziale modifica del «44% dell’articolato»; «ciò significa che per quasi tre mesi gli operatori hanno avuto a che fare con un codice difficilmente leggibile, con conseguenze che sono sotto gli occhi di chi ha voglia di fare un’analisi libera da legacci politici», accusa durissimo il sito, «ci chiediamo, e vi chiediamo, se questo è il modo di legiferare e perché il testo originario sia stato predisposto dal dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio dei ministri espropriando il ministero delle Infrastrutture della responsabilità e competenza della predisposizione di una legge che riguarda le infrastrutture ed i trasporti».
Sicuramente questa non è una pagina esemplare nella storia della nostra PA; sarebbe opportuno suggerire ai produttori di riforme di applicare il semplice “metodo dei 5 perché” (messo a punto da Tahichi Ohno) per individuare le vere “cause-radice” sia di questo inconveniente, sia degli scostamenti che si registrano tra gli impatti attesi dalle riforme ed i risultati che si conseguono.
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