Sicurezza nei Cantieri temporanei e mobili

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Introduzione

La produzione legislativa degli ultimi anni, derivata dall’applicazione di Direttive Comunitarie ha comportato l’introduzione in Italia, di una serie di atti progettuali per la gestione della sicurezza in generale ed in particolare nel campo dei cantieri temporanei e mobili (che di seguito verranno indicati solo come «cantieri»). Con l’entrata in vigore del D.L.vo 626/1994 e successivamente con l’entrata in vigore del D.L.vo 494/1996 si iniziò a delineare un quadro organizzativo del cantiere abbastanza complesso. Si impostava, prioritariamente sullo sfondo, un quadro generale in cui ogni azienda [«organizzazione »] aveva l’obbligo di redigere un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) ai fini della prevenzione degli infortuni e della igiene del lavoro, non più basato sulla pedissequa applicazione delle norme degli anni cinquanta, ma sull’analisi effettuata dal datore di lavoro dei rischi effettivamente presenti in ambito aziendale. Questo notevole passaggio culturale trovò impreparate le aziende, che coinvolsero consulenti nella redazione di tali DVR, spesso senza partecipare attivamente alla redazione degli stessi; situazione che, purtroppo, si riscontra ancora oggi. Sempre con maggiore frequenza nei cantieri, cominciò a registrarsi il blocco delle attività, in seguito al sequestro seguente all’intervento degli Organi di Vigilanza. Le imprese generali («affidatarie» ai sensi della legislazione della sicurezza) compresero, prima delle altre, l’opportunità e la necessità di adeguarsi progressivamente alla variata situazione normativa. In Italia il sistema delle costruzioni alla fine degli anni novanta era, infatti, sostanzialmente imperniato su imprese appaltanti («generali», chiamate a svolgere funzioni di controllo e coordinamento) e su imprese subappaltatrici («esecutrici», chiamate ad eseguire le lavorazioni specialistiche).

Figura 1

 

Non esiste, ormai da tempo, l’impresa generale in grado di svolgere, con risorse proprie, tutte le lavorazioni previste per rispondere all’esigenza di ridurre i costi di gestione; non di rado risulterebbero rimanere scoperte proprio alcune professionalità specifiche riguardanti l’organizzazione della sicurezza del cantiere, la corretta progettazione delle opere provvisionali e la loro idonea realizzazione. Il nuovo quadro normativo prevede una significativa responsabilizzazione del Committente (cioè, colui per il quale si esegue l’opera) e viene, quindi, introdotto l’obbligo: sia di nominare le apposite figure professionali: Coordinatori della Sicurezza in fase di Progettazione [CSP] ed in fase di Esecuzione [CSE]; sia di redigere un Piano di Sicurezza e Coordinamento [PSC] specifico per la sicurezza del cantiere.

Evoluzione della legislazione di prevenzione infortuni

Figura 2

La normativa degli anni cinquanta era basata sulla cosiddetta «sicurezza oggettiva», in attuazione di opportune prescrizioni tecniche e di efficaci sistemi di prevenzione e/o mediante l’imposizione dell’impiego di dispositivi di sicurezza, oppure attraverso l’uso di specificate modalità di impiego.

Nel campo degli appalti pubblici, la legge 55/1990 imponeva nuovi obblighi, relativi alla prevenzione antimafia ed alla tutela della sicurezza sul lavoro, alle imprese esecutrici dei lavori. Nasceva, così, l’obbligo di predisporre il piano delle misure per la sicurezza fisica dei lavoratori, da applicare e da mantenere nei cantieri a disposizione delle autorità competenti preposte alle verifiche ispettive di controllo degli stessi. Con l’emanazione del successivo Decreto Legislativo n. 626/1994, si è passati alla «sicurezza soggettiva» e quindi vengono istituiti precisi obblighi a carico delle imprese, tra i quali si ricordano:

  • la creazione di un apposito Servizio di Prevenzione e Protezione [SPP] con a capo un Responsabile [RSPP];
  • la redazione di un Documento di Valutazione dei Rischi [DVR] con procedure aziendali per assicurare che le attività lavorative si potessero svolgere in sicurezza (che con il successivo Decreto Legislativo n. 528/1999 diventeranno specifici per il cantiere detti Piani operativi di Sicurezza [POS];
  • l’informazione, la formazione e l’addestramento in materia di sicurezza e salute per i lavoratori a qualsiasi livello aziendale;
  • nomina di un rappresentante dei lavoratori [RLS] per la gestione e consultazione in materia di sicurezza, per assicurare un coinvolgimento attivo dei lavoratori.
Fig. 3

Fig. 3

Il Decreto Legislativo n. 494/1996 per la prima volta, nel campo della prevenzione degli infortuni e dell’igiene del lavoro nel settore delle costruzioni, impone obblighi organizzativi specifici per i committenti:

  • di nominare i coordinatori della sicurezza (in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori) e di vigilare sul loro operato;
  • di predisporre i Piani di Sicurezza e di Coordinamento [PSC], da elaborare insieme alla progettazione dell’opera, prima della scelta delle ditte che poi saranno chiamate alla sua realizzazione;
  • di verificare l’idoneità tecnico-professionale delle iimprese esecutrici;
  • di notificare alle ASL e alle Direzioni Provinciali del Lavoro, organi di vigilanza competenti per territorio, l’inizio dei lavori.

Fig. 4

Viene così prevista, anche nei cantieri temporanei e mobili, una partecipazione attiva di tutti i soggetti interessati e le componenti lavorative, al fine di poter rendere effettivamente praticabile la sicurezza nei luoghi di lavoro, anche in ambito di coordinamento di diverse lavorazioni per evitarepossibili rischi od interferenze pericolose. Con il D.P.R. n. 222/2003 (Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza …) vengono meglio definiti alcuni elementi costituenti i documenti di sicurezza cantieristica. Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 81/2008 (il nuovo “unico testo della Sicurezza”) si passa, almeno idealmente, alla «sicurezza sistematica» aumentano gli obblighi previsti dal Titolo IV (all’interno del quale è stato “riportato” puntualmente il precedente Decreto Legislativo n. 494/1996) in simbiosi con le nuove legislazioni sugli appalti pubblici (Codice Contratti pubblici del 2006) e con l’obbligo generale da parte dei committenti di verificare l’idoneità tecnico professionale delle imprese esecutrici. Similmente anche

l’impresa affidataria viene a trovarsi gravata da ulteriori oneri; si fa avanti l’idea di privilegiare le imprese più organizzate, dotate di sistemi di gestione certificati (come ISO9001, OHSAS18001, ISO14001) che sappiano coniugare contemporaneamente qualità, salute e sicurezza sul lavoro ed ambiente. Si vorrebbe, così, introdurre anche nel nuovo mondo delle Costruzioni principi come il “coinvolgimento del personale” ed il “miglioramento continuo” (filosofia kaizen).

Piano di sicurezza e Coordinamento [PSC], ambito dei cantieri temporanei e mobili: aspetti salienti

Ritornando al documento base del cantiere, si vuole partire da alcune definizioni: CANTIERE: sito nel quale si svolgono le operazioni necessarie all’attuazione di quelle parti del processo edilizio definito PROCESSO COSTRUTTIVO (ex UNI 7867/A).
PROCESSO EDILIZIO: sequenza organizzata di fasi operative che partono dal rilevamento di esigenze al loro soddisfacimento in termini di produzione edilizia. Dall’esame di queste due definizioni, ci si pone il problema di come comunicare il PROCESSO EDILIZIO ed in particolare il procedimento costruttivo di alcune lavorazioni del cantiere, nell’ambito spaziale e temporale. Come si possono rappresentare, cioè, alle altre figure presenti in cantiere, le risorse coinvolte (personale, materiali, apprestamenti, attrezzature, …) sia in una determinata area di lavoro, sia in una determinata fase di lavoro? Con l’introduzione di alcune modifiche in itinere, nel 1996 nasce l’obbligo di elaborare da parte del CSP – formato all’uopo, con esperienza e formalmente nominato dal Committente – il PSC documento progettuale prima dell’inizio del cantiere (oggi previsto dagli articoli 100 e seguenti del Decreto Legislativo n 81/2008 e s.m. e i.) ed in particolare sono ritenuti fondamentali:

  • la planimetria del cantiere;
  • l’individuazione delle fasi lavorative;
  • il cronoprogramma delle lavorazioni con lo studio delle interferenze;
  • la stima degli oneri della sicurezza.

Planimetria del cantiere

Viene rappresentata schematicamente (layout) l’organizzazione del cantiere dal punto di vista spaziale con:

  • l’opera da realizzare,
  • gli apprestamenti quali la disposizione delle opere provvisionali,
  • le attrezzature di cantiere,
  • le infrastrutture, viabilità e percorsi, i mezzi e servizi di protezione collettiva

(vedere figura n. 1 con riportata parte di un cantiere)

Individuazione delle fasi lavorative

Dall’analisi degli elaborati del progetto scomposto in processi di lavorazione si ricavano le fasi lavorative con la relativa stima degli uomini-giorno.
(figura n. 2).

Cronoprogramma dei lavori

Rappresentato con dei diagrammi temporali viene rappresaentata la sequenza delle operazioni da svolgersi, individuate a monte del progetto (in figura n. 3, parte di un GANT con eventuale individuazione delle relative aree di lavoro a colori)

Computo metrico estimativo degli oneri della sicurezza

Nel computo metrico estimativo degli oneri della sicurezza, vengono individuati sia gli apprestamenti della sicurezza che quelli connessi con le singole lavorazioni (oneri speciali, oneri diretti…) come previsto dall’art. 4 dell’Allegato n. XV. Tali costi non sono soggetti a ribasso d’asta per definizione e sono basati su prezzari o listini ufficiali.
Notevoli polemiche ci sono state sul tema dell’individuazione di tali costi (innovazione italiana), fino all’emanazione del DPR n. 222/2003 (oggi Allegato n. XV), valido sia in campo privato che pubblico (in figura n. 4 è riportato un elaborato predisposto con l’utilizzazione del software “PONTEGGI” di Michele Sanginisi). Viene così prevista, anche nei cantieri temporanei e mobili, una partecipazione attiva di tutti i soggetti interessati e le componenti lavorative, al fine di poter rendere effettivamente praticabile la sicurezza nei luoghi di lavoro, anche in ambito di coordinamento di diverse lavorazioni per evitare possibili rischi od interferenze pericolose. Con il D.P.R. n. 222/2003 (Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza …) vengono meglio definiti alcuni elementi costituenti i documenti di sicurezza cantieristica. Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 81/2008 (il nuovo “unico testo della Sicurezza”) si passa, almeno idealmente, alla «sicurezza sistematica» aumentano gli obblighi previsti dal Titolo IV (all’interno del quale è stato “riportato” puntualmente il precedente Decreto Legislativo n. 494/1996) in simbiosi con le nuove legislazioni sugli appalti pubblici (Codice Contratti pubblici del 2006) e con l’obbligo generale da parte dei committenti di verificare l’idoneità tecnico professionale delle imprese esecutrici. Similmente anche l’impresa affidataria viene a trovarsi gravata da ulteriori oneri; si fa avanti l’idea di privilegiare le imprese più organizzate, dotate di sistemi di gestione certificati (come ISO9001, OHSAS18001, ISO14001) che sappiano coniugare contemporaneamente qualità, salute e sicurezza sul lavoro ed ambiente. Si vorrebbe, così, introdurre anche nel nuovo mondo delle Costruzioni principi come il “coinvolgimento del personale” ed il “miglioramento continuo” (filosofia kaizen). piano di sicurezza e Coordinamento [psC], ambito dei cantieri temporanei e mobili: aspetti salienti Ritornando al documento base del cantiere, si vuole partire da alcune definizioni: CaNtIere: sito nel quale si svolgono le operazioni necessarie all’attuazione di quelle parti del processo edilizio definito PROCESSO COSTRUTTIVO (ex UNI 7867/A). ProCeSSo edILIzIo: sequenza organizzata di fasi operative che partono dal rilevamento di esigenze al loro soddisfacimento in termini di produzione edilizia. Dall’esame di queste due definizioni, ci si pone il problema di come comunicare il PROCESSO EDILIZIO ed in particolare il procedimento costruttivo di alcune lavorazioni del cantiere, nell’ambito spaziale e temporale. Come si possono rappresentare, cioè, alle altre figure presenti in cantiere, le risorse coinvolte (personale, materiali, apprestamenti, attrezzature, …) sia in una determinata area di lavoro, sia in una determinata fase di lavoro? Con l’introduzione di alcune modifiche in itinere, nel 1996 nasce l’obbligo di elaborare da parte del CSP – formato all’uopo, con esperienza e formalmente nominato dal Committente – il PSC documento progettuale prima dell’inizio del cantiere (oggi previsto dagli articoli 100 e seguenti del Decreto Legislativo n 81/2008 e s.m. e i.) ed in particolare sono ritenuti fondamentali: • la planimetria del cantiere; • l’individuazione delle fasi lavorative; • il cronoprogramma delle lavorazioni con lo studio delle interferenze; • la stima degli oneri della sicurezza. planimetria del cantiere Viene rappresentata schematicamente (layout) l’organizzazione del cantiere dal punto di vista spaziale con: • l’opera da realizzare, • gli apprestamenti quali la disposizione delle opere provvisionali, • le attrezzature di cantiere, • le infrastrutture, viabilità e percorsi, i mezzi e servizi di protezione collettiva (vedere figura n. 1 con riportata parte di un cantiere) individuazione delle fasi lavorative Dall’analisi degli elaborati del progetto scomposto in processi di lavorazione si ricavano le fasi lavorative con la relativa stima degli uomini-giorno. (figura n. 2). Cronoprogramma dei lavori Rappresentato con dei diagrammi temporali viene rappresaentata la sequenza delle operazioni da svolgersi, individuate a monte del progetto (in figura n. 3, parte di un GANT con eventuale individuazione delle relative aree di lavoro a colori) Computo metrico estimativo degli oneri della sicurezza Nel computo metrico estimativo degli oneri della sicurezza, vengono individuati sia gli apprestamenti della sicurezza che quelli connessi con le singole lavorazioni (oneri speciali, oneri diretti…) come previsto dall’art. 4 dell’Allegato n. XV. Tali costi non sono soggetti a ribasso d’asta per definizione e sono basati su prezzari o listini ufficiali. Notevoli polemiche ci sono state sul tema dell’individuazione di tali costi (innovazione italiana), fino all’emanazione del DPR n. 222/2003 (oggi Allegato n. XV), valido sia in campo privato che pubblico (in figura n. 4 è riportato un elaborato predisposto con l’utilizzazione del software “PONTEGGI” di Michele Sanginisi).

Il Coordinatore della Sicurezza in fase di esecuzione: tra l’incudine ed il martello

Viene formalmente nominato dal Committente un Coordinatore della Sicurezza in fase di esecuzione (CSE in parte con oneri similari al Direttore dei Lavori, ma molto rilevanti dal punto di vista penale e contrattuale) figura fondamentale del cantiere secondo la normativa, cerniera cardine dell’organizazione in sicurezza del cantiere, nel campo della filiera delle costruzioni.
Tale figura ha una serie di obblighi da rispettare riassunti nell’articolo n. 92 del Decreto Legislativo n. 81/2008 del quale si riportano alcuni aspetti salienti (alcuni critici nel recepimento della legge italiana):

a) verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel PSC e della corretta applicazione delle relative procedure di lavoro;
b) verificare l’idoneità dei POS d elle imprese, piani complementari di dettaglio del PSC che occorre assicurare che sia coerente con quest’ultimo, e che ci sia l’adeguamento del PSC, attraverso la valutazione delle proposte provenienti dalle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere;
c) organizzare tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonché la loro reciproca informazione;
d) verificare l’attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i RLS delle imprese finalizzato al miglioramento della sicurezza in cantiere;
e) segnalare al committente o al responsabile dei lavori, previa contestazione scritta alle imprese e ai lavoratori autonomi interessati, le inosservanze ad una serie di disposizioni ed al PSC e proporre la sospensione dei lavori, l’allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto; in caso di inerzia del Committente nel comunicare l’inadempienza alla ASL e alla DPL competenti per territorio;
f) sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.

Se si analizza il quadro normativo, durante l’esecuzione dei lavori il CSE può espletare la propria attività tramite (tra parentesi si riportano i riferimenti alla norma UNI 10942:2001):

  • riunioni di coordinamento (verbali di riunione – punto 12.6.2);
  • sopralluoghi di controllo in cantiere (verbali di sopralluogo – punto 12.6.3.1);
  • procedure di controllo programmazione imprese (verifiche e controlli imprese – p.to 12.6.3.2).

Nei lavori pubblici il CSE è coadiuvato dal direttore di cantiere e, ciascuno nell’àmbito delle proprie competenze, vigila sull’osservanza dei piani di sicurezza

Conclusioni e riflessioni

In Italia il sistema imprenditoriale delle costruzioni é basato su piccole imprese (microimprese), molto poche sono le imprese strutturate, capaci di adempiere con coscienza e consapevolezza a quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 81/2008, soprattutto in periodo di crisi profonda, come l’attuale. Oltretutto in tale campo, a causa delle pesanti e dure condizioni di lavoro, sono sempre in maggior numero gli operatori non italiani, immigrati europei, talora extracomunitari, a cui si richiede di elaborare, scrivere, e leggere documentazione scritta in carattere molto piccolo, non sempre facilmente comprensibile. Si produce una mole immensa di “carta”, soprattutto POS, spesso redatta a soli fini formali, che giace negli armadi di cantiere, senza alcuna utilità pratica, non letta. La burocratizzazione dei documenti sembra seguire essenzialmente lo scopo di prevenire (o salvaguardare) responsabilità penali e/o di evitare sanzioni economiche. La legislazione appesantisce l’aspetto sostanziale dei controlli di sicurezza in cantiere. Il legislatore europeo, nel 1996, ipotizzava un’organizzazione di medie imprese, molto rara nel panorama italiano, e proponeva consulenti del cantiere e delle imprese al fine di evitare gli incidenti (filosofia di tipo “kairio” con individuazione di poche figure scelte). In Italia il CSE è visto come un controllore di cantiere, un ispettore aggiunto a causa della carenza di ispettori pubblici. Talvolta é visto come un “deus ex machina”, tuttavia senza un potere effettivo nei confronti delle imprese, senza il supporto del Committente e dell’Impresa Affidataria non può fare molto. Non aiutano in tal senso molte sentenze di condanna a carico dei CSE spesso ritenuti corresponsabili in caso di infortuni. Con il Testo Unico, nel 2008 veniva ipotizzata e auspicata l’introduzione e la diffusione della metodologia gestionale del «miglioramento continuo»; l’esperienza quotidiana registra una sostanziale realtà artificiale sospesa a livello cartaceo; spesso le procedure scritte non vengono rispettate effettivamente nei cantieri. Il cambiamento di mentalità e di cultura si può registrare essenzialmente in quelle realtà che riescono a disporre di quelle maggiori risorse economiche che possono essere destinate ad investimenti nella “sicurezza sostanziale”. Si ritiene che diffondere una effettiva e sostanziale cultura della sicurezza, tramite seminari e corsi, rivolta ad operatori e professionisti, comporti una riduzione degli infortuni, che non necessitino sempre di appesantimenti formali e ci si augura che quanto previsto dall’articolo n. 104 bis del T.U. (modelli semplificati per la redazione di POS e PSC) possa dar adito ad una nuova visione e soluzione in ambito cantieristico con più aspetti sostanziali e meno formali. Il solo approccio sanzionatorio alla sicurezza dei cantieri sta producendo solo il progressivo allontanamento delle figure più professionali più preparate!!!

The entry into force of Legislative Decree 626/94 and later the entry into force of Legislative Decree 494/96 outline a quite complex organizational framework for a construction yard. The general contractors understand the need to adapt to the changes of the legal situation as much as possible. The rules outlined in the fifties were based on the “objective safety”, while the Legislative Decree 626/94 goes with the “subjective safety” through commitment of contractors, eventually the Legislative Decree 81 in 2008 gets to the” systematic safety”. Essential elements of the ‘Safety and Coordination Plan’ are: technical plant of the site, Identification of phases of the works, Time schedule of the works, estimation of expenses for the security. It is believed that new ways have to be found for a more operational and substantive and less formal management of construction sites

MAURIZIO BELLA

ingegnere, opera nel settore dell’edilizia;
docente nei corsi per RSPP presso l’Università di Roma La Sapienza (Dipartimento Me.Mo.Tef.] e nei corsi per coordinatore della sicurezza presso l’Ordine degli Ingegneri di Roma
maubella@interfree.it
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