L’importanza di coltivare gli aspetti intangibili delle organizzazioni

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Sono stati gli Etruschi ad introdurre l’arco (e la cupola, come evoluzione spaziale) come elemento strutturale/architettonico perché, prima e meglio degli altri, hanno interpretato l’«anima» dei materiali; l’arco, infatti, è una struttura che, grazie alla forma, riesce a trasformare degli “sforzi di trazione” in tensioni di compressione più congegnali per le caratteristiche delle pietre. Nell’affascinante “forma strutturale” si devono bilanciare, in maniera armonica, la “forma” (progetto architettonico) ed i “materiali” impiegati (progetto strutturale). Questa peculiarità ingegneristica viene illustrata mirabilmente da Italo Calvino – nel libro le Città Invisibili – in un dialogo surreale: «Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra; “ma qual è la pietra che sostiene il ponte?” chiede Kublai Kan. “Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra – risponde Marco – ma dalla linea dell’arco che esse formano”. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo; poi soggiunge: “perché mi parli delle pietre? E’ solo dell’arco che m’importa”. Marco Polo risponde: “senza pietre non c’è arco”». Le parole di Calvino, più di mille volumi, illustrano come sia indispensabile far convivere in modo equilibrato e bilanciato le dimensioni intangibili e valoriali con quelle tangibili, sia nelle strutture che – per trasposizione logica – nelle organizzazioni. Le imprese e le organizzazioni possono vivere e superare le contingenze gestionali solo se riescono ad avere – oltre che buone macchine e disponibilità finanziarie – anche persone competenti, motivate e proattivamente innovative, nonché processi ben progettati.
Al riguardo anche la Dottrina Sociale della Chiesa ricorda che: «l’impresa deve caratterizzarsi per la capacità di servire il bene comune della società mediante la produzione di beni e servizi utili. Cercando di produrre beni e servizi in una logica di efficienza e di soddisfacimento degli interessi dei diversi soggetti implicati, essa crea ricchezza per tutta la società: non solo per i proprietari, ma anche per gli altri soggetti interessati alle sue attività. Oltre a tale funzione tipicamente economica, l’impresa svolge anche una funzione sociale, creando opportunità di incontro, di collaborazione, di valorizzazione delle capacità delle persone coinvolte. Nell’impresa, pertanto, la dimensione economica è condizione per il raggiungimento di obiettivi non solo economici, ma anche sociali e morali, da perseguire congiuntamente. L’obiettivo dell’impresa deve essere realizzato in termini e con criteri economici, ma non devono essere trascurati gli autentici valori che permettono lo sviluppo concreto della persona e della società. In questa visione personalista e comunitaria, l’azienda non può essere considerata solo come una “società di capitali”; essa, al tempo stesso, è una “società di persone”, di cui entrano a far parte in modo diverso e con specifiche responsabilità sia coloro che forniscono il capitale necessario per la sua attività, sia coloro che vi collaborano col loro lavoro». [CDSC, 338] In quanto “comunità di persone”, l’azienda deve possedere, prima di tutto, un’anima ed un sistema relazionale in grado di stimolare l’accumulazione, la conservazione e lo sviluppo dei propri saperi, delle proprie esperienze, delle proprie storie, delle proprie competenze, nonché di farsi impregnare di quel collante valoriale chiamato “senso di appartenenza”!
Questo numero della Rivista vuole, quindi, fornire un contributo all’intera tematica presentando una nutrita serie di importanti scritti, che si aprono con l’interessante elzeviro del prof. Giovanni Solimine dedicato a «conoscenza, competenze e orientamento all’innovazione per la “Qualità della vita” e la competitività del Paese». Le tre aree tematiche sono dedicate a: «le persone & le competenze»; «scuola & education» (un inserto con scritti dei colleghi del Settore Education di AICQ; «sicurezze e sicurezza».
Posso solo dire che è per me un piacere immenso poter ospitare i contributi scientifici di prestigiosi e stimatissimi colleghi che onorano la Rivista ed arricchiscono le nostre conoscenze; ringrazio, quindi, gli illustri autori per il tempo ed i saperi che ci hanno voluto dedicare.
Colgo l’occasione per formulare i migliori auguri a Claudio ROSSO che il Consiglio Nazionale della federazione AICQ ha eletto Presidente nazionale in occasione della riunione del 15 aprile scorso.
Auguro buona lettura e “buona Qualità” a tutti e buon lavoro al nuovo Presidente

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