L’esperienza di un’azienda agricola della Tuscia

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Ho ricevuto, nel 1979, in eredità da mio padre un’azienda agricola ad indirizzo silvo- pastorale sita in agro di Viterbo e precisamente sulla caldera del Lago di Vico in posizione panoramicissima a 840 m.s.l.m. e dalla quale si vede il lago di Bolsena con l’isola Bisentina, il monte Amiata, il monte Argentario con la laguna di Orbetello, e, nei pomeriggi nuvolosi e se il sole riesce a forare le nuvole, l’isola del Giglio.
Un vero tesoro immerso nella natura con prati verdeggianti, boschi ombrosi ed un’aria piena di profumi diversi in ogni stagione. [foto n. 1] Anche la storia è stata prodiga di regali con quest’azienda che è attraversata da un ramo della via Francigena che portava i pellegrini da Canterbury a Roma e alcune storie di briganti sono ambientate proprio in questi boschi fitti ed inestricabili che offrivano loro sicuri nascondigli. Lungo il tracciato del medesimo sentiero, all’interno dell’Azienda, c’è un casale che fungeva da cambio dei cavalli della diligenza che collegava Viterbo con Roma ed una pozza sorgiva denominata la fontana del Boia. Seguendo il tracciato della via francigena si incontrano, dopo circa 100 metri, i ruderi dell’ostello del Pellegrino in corso di restauro da parte dell’Ente Regionale della Riserva del lago di Vico. Sono visibili ancora i pozzi della neve che permettevano al bisnonno di commercializzare ghiaccio per tutta la provincia sino al mare. Le castagne ed i marroni hanno costituito, per questi 35 anni, la ricchezza dell’azienda. Da una vendita iniziale all’ingrosso e cioè ai commercianti della zona dei monti Cimini, con raccolta a mano e l’utilizzo di 30 unità di mano d’opera nei mesi di ottobre e novembre, siamo passati ad un prodotto certificato biologico “curato” confezionato e venduto, attraverso una selezione di clientela operata da mia moglie Marilena anche con contatti commerciali intessuti tramite Internet, con il marchio di famiglia nei mercati del nord Italia ed esportato in Germania ed in Giappone. Tutto ciò è potuto avvenire con la ristrutturazione di due casali, originariamente adibiti a stalla per vacche da latte uno e ad ovile l’altro, per realizzare un magazzino per la cernita, la calibratura, la “curatura” o bagnatura, l’asciugatura ed il confezionamento delle castagne. Ogni operazione è realizzata mediante l’utilizzo di macchinari all’uopo progettati e costruiti in zona [foto n. 2].

Foto 2

Foto 2

Per poter bagnare le castagne, operazione necessaria per renderle stabili dal punto di vista del contenuto d’acqua e quindi commercializzabili, abbiamo dovuto scavare un pozzo profondo circa 360 metri al fine di attraversare tutto lo spessore dei lapilli vulcanici che costituiscono i bordi della caldera del Lago di Vico, e che per loro natura non trattengono l’acqua, per poter raggiungere la falda che alimenta il lago stesso ed ottenere così un’acqua freschissima e batteriologicamente pura. Inoltre abbiamo commissionato la progettazione e la costruzione di tre macchine per la raccolta meccanizzata delle castagne, due trainate da trattori ed una dotata di un motore turbo alimentato a gasolio e quattro ruote motrici, basate sull’aspirazione del prodotto da terra mediante tubi che, attraverso la depressione creata da dei grossi ventilatori, convogliano le castagne all’interno del corpo della macchina dove passano attraverso tramogge e crivelli con lo scopo di separare le foglie, i rametti ed i ricci dai frutti. [foto n. 3]

Foto 3

Foto 3

Le castagne così raccolte vengono insaccate in sacchi di juta del peso di circa 30 chilogrammi e successivamente raccolte e portate al magazzino di lavorazione su rimorchi trainati da trattori gommati. Una volta raggiunto il magazzino vengono tolte dai sacchi e gettate in un grosso contenitore a tramoggia in conglomerato cementizio armato posto sotto terra. Da qui estratte attraverso un nastro trasportatore che le convoglia in un crivello rotante ad asse longitudinale che lascia cadere la terra e le castagne vuote e quindi non commerciabili, per poi convogliarle in una canale inclinato verso il basso. Mentre scivolano verso il basso sono investite da una corrente d’aria che sale e quindi che le separa dalle parti leggere, foglie e ricci, e finalmente, attraverso il foro realizzato in una finestra, entrano, per caduta, nel magazzino. [foto n. 4]

Foto 4

Foto 4

Qui ad accoglierle trovano 6 donne, davanti ad un tavolo dotato di un piano scorrevole, che, a vista e quindi a mano, le separano dai sassi che le macchine hanno aspirato da terra insieme alle castagne, dai rametti di castagno, e da quelle marce che vengono raccolte a parte e vendute all’industria che, dopo processi di purificazione, le trasforma in farina ad uso zootecnico. Successivamente attraverso dei nastri trasportatori vengono immesse in un grosso cilindro a 6 sezioni forate che le calibra cioè le separa per grandezze diverse e quindi con un valore commerciale diverso:

  • i primi due calibri, rispettivamente di 26 e 28 mm, vengono mandate all’industria per fare farine, creme e marmellate,
  • gli altri 4 calibri, 29, 30 32 e fuori calibro, vengono vendute nei mercati ortofrutticoli del nord Italia e dell’estero.

Prima però devono subire la “curatura” in vasche di vetroresina ad uso alimentare della capienza di circa 60 quintali per circa quattro giorni e poi asciugate in un altro macchinario che automaticamente le muove e le investe d’aria a temperatura naturale per mezzo di 4 ventilatori. Una volta asciugate le castagne vengono di nuovo scelte, sempre da 6 operaie davanti ad un tappeto scorrevole, per togliere tutto il marcio che si è creato durante la bagnatura ed asciugatura, spazzolate, all’interno di un’altra macchina a cilindro dotato di una spazzola rotante, per renderle lucide e gradevoli alla vista. L’ultima operazione è quella del confezionamento. Questa operazione consiste nell’inserire il prodotto in sacchetti di rete ad uso alimentare, pesarlo, chiudere il sacchetto con una chiusura metallica con l’uso di una vite senza fine, e costruire una pedana, costituita al massimo da 140 sacchetti, e che può pesare da uno sino a sette quintali in funzione dell’ordine di acquisto ricevuto. Un discorso a parte merita il sacchetto che è dotato di una fascia trasversale cucita trasversalmente a due terzi dell’altezza, su cui è stampato, a colori, il logo e la denominazione della nostra azienda, è riportato il logo dell’Ente di Certificazione Biologica che effettua i controlli sul prodotto e ne certifica la rispondenza alle norme europee che regolano la produzione di prodotti agricoli biologici destinati all’alimentazione. Viene inoltre riportato il peso del sacchetto all’origine, la dichiarazione che il prodotto e suscettibile di calo di peso, il lotto di produzione e la data di confezionamento, i dati fiscali e di rintracciabilità della nostra azienda e, per finire, le caratteristiche organolettiche e nutrizionali della castagna. [foto n. 5] Durante il pomeriggio arriva un camion frigo che carica i bancali così confezionati e li smista nei vari mercati ortofrutticoli dove le castagne arrivano durante la notte e la mattina sono pronte per la vendita.
Questo è tutto il tragitto e le vicissitudini che subisce una castagna a partire dal momento in cui cade a terra dall’albero, per apertura del riccio, sino all’arrivo sui mercati. Per condividere la nostra esperienza acquisita nel settore della produzione, lavorazione e commercializzazione delle castagne, nel 2005 poi abbiamo costituito un’associazione di produttori che, raccogliendo il prodotto in castagneti dislocati in tre comuni dei monti Cimini e di proprietà di undici soci ha dato vita ad un’attività lavorativa e commerciale di tutto rispetto. L’organizzazione è stata riconosciuta dalla Regione Lazio che, incentivando il rispetto di alcuni protocolli di comportamento, ha condotto i produttori ad adottare un miglioramento delle tecniche di produzione, di raccolta e commercializzazione.
Si è pertanto intensificata e migliorata la pratica della potatura che ha condotto ad un rinnovamento legnoso degli alberi ed ad un allungamento della vita produttiva. Si è adottata la pratica della doppia raccolta al fine di accorciare i tempi di permanenza a terra del prodotto per migliorane la qualità ed evitare la formazione di muffe che lo rendono deperibile. Intorno al 2001 però è arrivata in Italia una sorta di calamità per i castagni che porta il nome di “cinipide galligeno” [foto n. 6].

farmacopea

Foto 6

É un piccolissimo insetto, avvistato per la prima volta a Cuneo ed importato dalla Cina, che immette nelle gemme del castagno le proprie uova impedendo che la gemma stessa, nella primavera successiva, dia vita ad una foglia ad un fiore od ad un ramo con una reazione a catena che in dieci anni ha ridotto la produzione di castagne in Italia, a seconda delle zone e del grado di sviluppo dell’infezione, anche del novanta per cento. Unico antagonista valido contro il cinipide è risultato essere il “torymus sinensis”, altro insetto che si nutre solo di cinipide e che, allevato ed immesso in grande quantità nei castagneti, ha riportato dopo dieci anni nel cuneese, ove per primo si è manifestato il fenomeno, la produzione a circa il settanta per cento del normale. Nella nostra zona, ad oggi, siamo ancora praticamente senza produzione. Speriamo di uscire da questa crisi produttiva entro quattro o cinque anni. Con il coinvolgimento di mia figlia Claudia – laureata in Agronomia e, in considerazione della situazione emergenziale intervenuta nella produzione delle castagne, abbiamo pensato di diversificare le attività aprendo nell’azienda una casa per le vacanze. Abbiamo così ripreso la ristrutturazione del casale, occupato per una parte dal magazzino delle castagne, e che una volta conteneva le abitazioni del pastore e dei due garzoni addetti alla cura delle vacche da latte, ed abbiamo realizzato due appartamenti al piano primo ed uno al piano terreno, tutti dotati di cucina e bagno, per un totale di undici posti letto.

farmacopea

Con l’intervento diretto di mia moglie Marilena abbiamo restaurato e rimesso a nuovo tutti i mobili antichi presenti nei magazzini dell’azienda utilizzandoli per arredare gli appartamenti. Gli ospiti saranno allietati dai racconti delle gesta dei briganti che hanno abitato i boschi dei Cimini, di quelli sulla via Francigena che attraversa l’Azienda e che è stata percorsa molti anni dopo da una colonna di carri armati americani che volevano attaccare alle spalle l’accampamento di tedeschi che alloggiavano in località “Casalone” presso San Martino al Cimino. Altri racconti saranno dedicati alle storie, al particolare assetto urbanistico ed alla vita nei secoli di San Martino al Cimino [foto n. 7]– che dista appena quattro chilometri – il cui borgo è stato progettato da Marcantonio De Rossi su commissione di Papa Innocenzo X ed assegnato a sua cognata Donna Olimpia Pamphilj attorno all’imponente architettura della abbazia cistercense.

A family farm in Viterbo area located on the ancient “Via Francigena”; between tradition and modernity it is passed through a series of generational turns needed to overcome a lot of breaking points such as organizational, technological and environmental issues. The “post inn” has become a farm and than farm holiday, thanks to the creativity and will.

LUIGI MARTINO GIOVANNELLI

Ingegnere e imprenditore agricolo; Azienda agricola “Il Marrone” di San Martino al Cimino (Viterbo)
l.giovannelli@libero.it
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