Le Edizioni La Conchiglia e i vitigni del mondo

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Le Edizioni La Conchiglia di Capri

Le Edizioni La Conchiglia nascono a Capri nel 1989 e si sviluppano in questi anni sull’Isola azzurra insieme alle quattro omonime librerie – create da Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito – ed all’Associazione Culturale La Conchiglia.
La struttura de La Conchiglia è quella di una piccola casa editrice che cura, prevalentemente interessi particolari con un catalogo che conta ben oltre 350 titoli; meritano, in particolare, di essere ricordati autori come Somerset Maugham [I mangiatori di loto e altri racconti], Ivan Bunin [Un respiro leggero], Raffaele La Capria [Capri e non più Capri], Norman Douglas [Vento del Sud; Terra delle Sirene; Nerinda; Footnote on Capri; Venere in cucina], Axel Munthe [Uomini e bestie], Filippo Tommaso Marinetti [L’isola dei baci], Edwin Cerio [L’aria di Capri; L’ora di Capri; Guida inutile di Capri; Flora privata di Capri], James Hilmann [La giustizia di Afrodite], Erri De Luca [L’isola è una conchiglia], Roger Peyrefitte [L’esule di Capri]. Il filo rosso che lega questi scrittori è una precisa idea del viaggio, dell’isola, del Sud e del Mediterraneo. Gran parte della produzione editoriale è il risultato di una laboriosa azione di recupero di testi classici della vasta letteratura “caprese”; ai classici si sono affiancati molti nuovi importanti scritti e studi dedicati alla storia, all’architettura ed alla cultura dell’isola: da quelli di Giuseppe Galasso [Capri insula e dintorni] a quelli di Gaetana Cantone [Dolce agli occhi è la casa di Capri], da quelli di Sergio Lambiase [Caprimovies] a quelli di Marcella Leone De Andreis [1943] e Carlo Knight [La Torre di Clavel; L’avvocato di Tiberio; Le memorie postume di Lord Grantley].
Le Edizioni La Conchiglia si basano su di una convinzione di fondo: l’isola di Capri, ma anche il Sud e lo stesso Mediterraneo, oltre ad essere eccezionali ”eventi naturali”, sono anche straordinarie ”costruzioni mitico-letterarie”. Forse più che costruzioni si potrebbero definire stratificazioni di racconti, storie, miti e descrizioni. Questa stratificazione ha depositato un humus fertilissimo che ha alimentato altre storie e miti in un florilegio a volte spontaneo e incontrollato, anche con la formazione di ibridi ed escrescenze parassitarie e stereotipi deleteri. Come il paesaggio isolano e quello Mediterraneo in genere risultano essere tra i più antropizzati, così in parallelo l’antropizzazione è stata anche di tipo culturale. Le parole degli uomini hanno modificato la percezione del paesaggio e il rapporto con questa terra si è caricato di valori simbolici e significati che differiscono da cultura a cultura. Molte terre del Mediterraneo e molte isole di questo antico mare si sono nutrite e ancora oggi si alimentano di parole scritte.
Le Edizioni La Conchiglia hanno scelto questo nome perché evoca uno dei simboli più forti e universali legati al mare e alle sue capacità generative e creative. Il logo presenta una conchiglia che contiene due sirene, deità legate al passaggio tra dimensioni diverse e alla trasformazione, anche e soprattutto attraverso la conoscenza controllata.
Le Edizioni La Conchiglia sono e vogliono rimanere una piccola casa editrice che affronta temi particolari rimanendo su di un’isola particolare perché: «ogni libro è un’isola. Ogni isola come ogni libro è uno spazio e uno strumento oracolare, di iniziazione e di passaggio a realtà diverse. Ogni libro, come ogni isola, è uno spazio e uno strumento per reclusioni totali da cui accedere a libertà totali».

Il catalogo ragionato delle principali varietà di uve da vino

Nel continuo lavoro di ricerca di prodotti editoriali culturalmente significativi, la casa editrice La Conchiglia di Capri ha inserito di recente nel suo catalogo un libro molto interessante: «Vitigni del mondo» di Daniele Cernilli e Dario Cappelloni.
p15-1-2015Gli autori hanno realizzato un interessantissimo “catalogo ragionato” di uve da vino; forse il più ampio mai realizzato, finora, in Italia. È un testo scritto in modo semplice e comprensibile da tutti, senza voler essere un’opera di ampelografia scientifica; si articola come un lungo racconto che porta per mano il lettore nelle zone vitivinicole di tutto il mondo e che ne racconta la storia in pillole, completandola con aneddoti e curiosità. Un libro dedicato non solo agli addetti ai lavori del settore, ma soprattutto a chi si avvicina al mondo del vino con curiosità e passione.
Il termine “vitigno” indica una specifica famiglia di vite corinto nerovinifera.
Il numero dei vitigni presenti nei vigneti di tutto il mondo è sterminato, un po’ come i cognomi negli elenchi telefonici della grandi città e molti vitigni cambiano addirittura nome da zona a zona, da nazione a nazione. L’Italia in questo campo è di gran lunga il paese più ricco e quindi non tradisce affatto il suo antico nome di Enotria. Nel libro viene riunita e commentata la stragrande maggioranza dei vitigni presenti in Italia e nel mondo. Le notizie che si trovano sono sostanzialmente improntate alla ricerca delle curiosità e delle informazioni più semplici che a una trattazione sistematica e un po’ fredda. Il “catalogo ragionato” si propone di fornire il maggior numero di notizie utili per potersi orientare nella giungla dei nomi e delle tipologie dei più importanti vitigni del mondo. Merita di essere ricordato che la semantica dei nomi di vitigni ha avuto il suo sviluppo tra il XII e il XIII secolo; tuttavia le basi di partenza erano già state tracciate dai latini ed in particolare da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua celebre ”Naturalis Historia”. C’è da sottolineare, però, come fino almeno al 1800 i vini fossero noti e classificati quasi esclusivamente per tipologia ed origine, e non per l’uva o le uve dalle quali derivavano. Tanto che in molti casi i nomi dei vitigni sono derivati proprio da questi aspetti. Le motivazioni della denominazione moderne dei vitigni possono essere derivati secondo i seguenti criteri:

  • l’aspetto, cioè in base al colore degli acini, come ad esempio il Biancolella o l’Erbaluce che si presenta particolarmente chiaro o all’opposto il Colorino, oppure in base alle caratteristiche gustative, come il Dolcetto, leggermente dolce, o il Tazzelenghe, che per la sua acidità sembra che tagli la lingua; le caratteristiche morfologiche del grappolo o dell’acino, come ad esempio l’Uva Rara (grappolo piccolo), il Pagadebit (paga+debito grappolo grosso);
  • la fenologia del vitigno, denominazione legata soprattutto al mese di maturazione, ad esempio Arneis che in provenzale significa ”fuori stagione”, oppure il Primitivo che è particolarmente precoce;
  • le tecniche di coltivazione e produzione, come per la varietà Schiava che viene allevata con l’utilizzo di un tutore;
  • l’appartenenza al luogo di produzione oppure derivanti da nomi di persone o Santi;
  • dalla quantità delle sostanze aromatiche; queste sono costituite per la maggior parte dai terpeni che si concentrano nella buccia e sono circa quaranta;

fra i monoterpeni, i più profumati sono il linalolo (rosa), presente nei moscati, il geraniolo (rosa), nelle malvasie, il nerolo (rosa), l’alfa-terpineolo (canfora). Sono abbondanti nei vitigni aromatici, vanno via via diminuendo nei semiaromatici e quasi scompaiono in quelli neutri. La questione di quali siano i vitigni aromatici è in realtà un po’ controversa ed i pareri al riguardo sono piuttosto diversi. Ad ogni modo generalmente si afferma che i vitigni aromatici siano quattro, Gewürztraminer, Brachetto, Moscato (Bianco, Giallo, Nero, Rosa, d’Alessandria,…) e Malvasia (Bianca, di Candia, di Basilicata, Bianca Lunga, del Lazio, di Casorzo, di Lipari, di Sardegna, di Schierano, Istriana, Nera di Basilicata, Nera di Brindisi, Nera di Lecce,…), poi esistono i cosiddetti ”semiaromatici” tipo Glera, Müller Thurgau, Sauvignon Blanc, Riesling Renano, Aleatico, Sylvaner, Kerner ecc. e infine, ovviamente, ci sono i vitigni a bacca ”neutra”.

http://www.edizionilaconchiglia.it
http://www.laconchigliacapri.eu
info@laconchigliacapri.com

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