LAUDATO SI’

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L’Enciclica sull’ecologia integrale di Papa FRANCESCO

Il 18 giugno nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano è stato reso pubblico al mondo intero il contenuto della seconda Lettera Enciclica di Papa Francesco, costituita da 192 pagine, 246 paragrafi e 2 “preghiere” finali: “per la nostra terra” e “con il creato”.
E’ datata 24 maggio 2015, solennità della Pentecoste, ed è dedicata all’ambiente o meglio alla “custodia del Creato” ed ai cambiamenti climatici.
Per rafforzare il taglio francescano del Pontificato, il Santo Padre ha voluto intitolarla: «LAUDATO SI’ – Sulla cura della casa comune », prendendo le mosse dal Cantico delle Creature scritto nel 1224 da San Francesco d’Assisi.
La lettera enciclica di Papa Francesco è sicuramente la prima ad essere indirizzata direttamente a tutti gli esseri umani senza distinzione di religione o ideologia in quanto affronta un tema che preoccupa – o almeno dovrebbe preoccupare – indistintamente tutti: il degrado dell’ambiente naturale nel quale viviamo. Il testo dell’Enciclica1 – che è scaricabile integralmente e gratuitamente dal sito del Vaticano «www.vatican.va» – inizia con la bellissima immagine che dà alla Terra da considerare come la “casa comune”, ma anche come “sorella” e come “madre”. E’ una “sorella” che protesta per i danni che le stiamo infliggendo; sono danni che procurano gravi disastri che si ripercuotono soprattutto nei confronti dei più poveri. Il punto di partenza è un sistemico ascolto spirituale dei principali risultati scientifici attualmente disponibili in materia ambientale per poter «lasciarcene toccare in profondità e dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue» [15]è così articolato:

  • LAUDATO SI’ Laudato si’, mi Signore [1 – 2] o Niente di questo mondo ci risulta indifferente [3 – 6] o Uniti da una stessa preoccupazione [7 – 9] o San Francesco d’Assisi [10 – 12] o Il mio appello [13 – 16]
  • Capitolo 1° Quello che sta accadendo alla nostra casa [17 – 19] I. Inquinamento e cambiamenti climatici [20 – 26] o Inquinamento, rifiuti e cultura dello scarto [20 – 22] o Il clima come bene comune [23 – 26] II. La questione dell’acqua [27 – 31] III. Perdita di biodiversità [32 – 42] IV. Deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale [43 – 47] V. Inequità planetaria [48 – 52] VI. La debolezza delle reazioni [53 – 59] VII.Diversità di opinioni [60 – 61]
  • Capitolo 2° Il Vangelo della creazione [62] I. La luce che la fede offre [63 – 64] II. La sapienza dei racconti biblici [65 – 75] III. Il mistero dell’universo [76 – 83] IV. Il messaggio di ogni creatura nell’armonia di tutto il creato [84 – 88] V. Una comunione universale [89 – 92] VI. La destinazione comune dei beni [93 – 95] VII.Lo sguardo di Gesù [96 – 100]
  • Capitolo 3° La radice umana della crisi ecologica [101] I. La tecnologia: creatività e potere [102 – 105] II. La globalizzazione del paradigma tecnocratico [106 – 114] III. Crisi e conseguenze dell’antropocentrismo moderno [115 – 121] o Il relativismo pratico [122 – 123] o La necessità di difendere il lavoro [124 – 129] o L’innovazione biologica a partire dalla ricerca [130 – 136]
  • Capitolo 4° Un’ecologia integrale [137] I. Ecologia ambientale, economica e sociale [138 – 142] II. Ecologia della vita quotidiana [147 – 155] III. Il principio del bene comune [156 – 158] IV. La giustizia tra le generazioni [159 – 162]
  • Capitolo 5° Alcune linee di orientamento e di azione [163] I. Il dialogo sull’ambiente nella politica internazionale [164 – 175] II. Il dialogo verso nuove politiche nazionali e locali [176 – 181] III. Dialogo e trasparenza nei processi decisionali [182 – 188] IV. Politica ed economia in dialogo per la pienezza umana [189 – 198] V. Le religioni nel dialogo con le scienze [199 – 201]
  • Capitolo 6° Educazione e spiritualità ecologica [202] I. Puntare su un altro stile di vita [203 – 208] II. Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente [209 – 215] III. La conversione ecologica [216 – 221] IV. Gioia e pace [222 – 227] V. Amore civile e politico [228 – 232] VI. I segni sacramentali e il riposo celebrativo [233 – 237] VII.La trinità e la relazione tra le creature [238 – 240] VIII. La regina di tutto il creato [241 – 242] IX. Al di là del sole [243 – 246] o Preghiera per la nostra terra o Preghiera cristiana con il creato Meritano di essere riportati i primi sedici punti introduttivi della Enciclica. 1.

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

2.Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora. Niente di questo mondo ci risulta indifferente

3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica con la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva “e a tutti gli uomini di buona volontà”. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.

4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è «una conseguenza drammatica» dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica », sottolineando «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».

5. San Giovanni Paolo II si è occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima Enciclica, osservò che l’essere umano sembra «non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo». Successivamente invitò ad una conversione ecologica globale. Ma nello stesso tempo fece notare che si mette poco impegno per «salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana». La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio, non solo perché Dio ha affidato il mondo all’essere umano, bensì perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado. Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli «stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società». L’autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona umana, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e «tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato». Pertanto, la capacità dell’essere umano di trasformare la realtà deve svilupparsi sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio.

6. Il mio predecessore Benedetto XVI ha rinnovato l’invito a «eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente». Ha ricordato che il mondo non può essere analizzato solo isolando uno dei suoi aspetti, perché «il libro della natura è uno e indivisibile» e include l’ambiente, la vita, la sessualità, la famiglia, le relazioni sociali, e altri aspetti. Di conseguenza, «il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana». Papa Benedetto ci ha proposto di riconoscere che l’ambiente naturale è pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile. Anche l’ambiente sociale ha le sue ferite. Ma tutte sono causate in fondo dal medesimo male, cioè dall’idea che non esistano verità indiscutibili che guidino la nostra vita, per cui la libertà umana non ha limiti. Si dimentica che «l’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura». Con paterna preoccupazione ci ha invitato a riconoscere che la creazione risulta compromessa «dove noi stessi siamo le ultime istanze, dove l’insieme è semplicemente proprietà nostra e lo consumiamo solo per noi stessi. E lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessi».

Uniti da una stessa preoccupazione

7.Questi contributi dei Papi raccolgono la riflessione di innumerevoli scienziati, filosofi, teologi e organizzazioni sociali che hanno arricchito il pensiero della Chiesa su tali questioni. Non possiamo però ignorare che anche al di fuori della Chiesa Cattolica, altre Chiese e Comunità cristiane – come pure altre religioni – hanno sviluppato una profonda preoccupazione e una preziosa riflessione su questi temi che stanno a cuore a tutti noi. Per citare solo un esempio particolarmente significativo, voglio riprendere brevemente parte del contributo del caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con il quale condividiamo la speranza della piena comunione ecclesiale.

8. Il Patriarca Bartolomeo si è riferito particolarmente alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta, perché «nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente». Su questo punto, egli si è espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati». Perché «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio».

9. Allo stesso tempo Bartolomeo ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell’essere umano, perché altrimenti affronteremmo soltanto i sintomi. Ci ha proposto di passare dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere, in un’ascesi che «significa imparare a dare, e non semplicemente a rinunciare. E’ un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che io voglio a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. E’ liberazione dalla paura, dall’avidità e dalla dipendenza». Noi cristiani, inoltre, siamo chiamati ad «accettare il mondo come sacramento di comunione, come modo di condividere con Dio e con il prossimo in una scala globale. E’ nostra umile convinzione che il divino e l’umano si incontrino nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell’ultimo granello di polvere del nostro pianeta».

San Francesco d’Assisi

10. Non voglio procedere in questa Enciclica senza ricorrere a un esempio bello e motivante. Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. E’ il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore.

11. La sua testimonianza ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano. Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e «li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione». La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste. Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, «considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella». Questa convinzione non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio.

12. D’altra parte, san Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà: «Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore» (Sap 13,5) e «la sua eterna potenza e divinità vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute » (Rm 1,20). Per questo chiedeva che nel convento si lasciasse sempre una parte dell’orto non coltivata, perché vi crescessero le erbe selvatiche, in modo che quanti le avrebbero ammirate potessero elevare il pensiero a Dio, autore di tanta bellezza. Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode. Il mio appello

13. La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei più svariati settori dell’attività umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi.

14. Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i Vescovi del Sudafrica, «i talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio». Tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità.

15. Spero che questa Lettera enciclica, che si aggiunge al Magistero sociale della Chiesa, ci aiuti a riconoscere la grandezza, l’urgenza e la bellezza della sfida che ci si presenta. In primo luogo, farò un breve percorso attraverso vari aspetti dell’attuale crisi ecologica allo scopo di assumere i migliori frutti della ricerca scientifica oggi disponibile, lasciarcene toccare in profondità e dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue. A partire da questa panoramica, riprenderò alcune argomentazioni che scaturiscono dalla tradizione giudeo- cristiana, al fine di dare maggiore coerenza al nostro impegno per l’ambiente. Poi proverò ad arrivare alle radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde. Così potremo proporre un’ecologia che, nelle sue diverse dimensioni, integri il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda. Alla luce di tale riflessione vorrei fare un passo avanti in alcune ampie linee di dialogo e di azione che coinvolgano sia ognuno di noi, sia la politica internazionale. Infine, poiché sono convinto che ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo, proporrò alcune linee di maturazione umana ispirate al tesoro dell’esperienza spirituale cristiana.

16. Ogni capitolo, sebbene abbia una sua tematica propria e una metodologia specifica, riprende a sua volta, da una nuova prospettiva, questioni importanti affrontate nei capitoli precedenti. Questo riguarda specialmente alcuni assi portanti che attraversano tutta l’Enciclica. Per esempio: l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita. Questi temi non vengono mai chiusi o abbandonati, ma anzi costantemente ripresi e arricchiti.

Il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi

Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo è ne dignu te mentovare. Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorna, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si’, mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po’ skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate

Alcuni approfondimenti

L’Enciclica si apre in nome e in ricordo di San Francesco d’Assisi, esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, scrive il Santo Padre, e ancora prosegue: “è il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati”.
Papa Francesco ha voluto menzionare nel paragrafo che succede all’introduzione l’intero corpus delle encicliche sul Creato e sulla tutela dell’ambiente pubblicate dal secondo dopoguerra sino al primo decennio del XXI secolo, le quali nella loro totalità spiegano e comunicano al mondo il significato teologico dell’ecologia.
Al centro del percorso dell’enciclica, c’è un interrogativo: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che ora stanno crescendo?”, ha detto il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente dl Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, presentando ai giornalisti la nuova Enciclica del Papa, e tutto ciò, ha commentato il cardinale, “porta ad interrogarsi sul senso dell’esistenza e sui valori che stanno alla base della vita sociale”. Fondamentale l’appello del Papa ad una “conversione ecologica”, a “cambiare rotta” per rispondere ai “gemiti” della terra e di tutti gli “scartati” del mondo. L’Enciclica, seppur sia dedicata a San Francesco d’Assisi, ricorda anche San Benedetto, Santa Teresa di Lisieux e il beato Charles de Foucauld. Su quali specifici argomenti si concentra esattamente la Lettera Enciclica Laudato Si’ – Sulla cura della casa comune? Nella totalità di 192 pagine, 246 paragrafi e di 6 capitoli il Pontefice ha cercato di “prendere in esame la situazione attuale dell’umanità, tanto nelle crepe del pianeta che abitiamo, quanto nelle cause più profondamente umane del degrado ambientale”; egli si occupa principalmente dell’economia e dello scandalo del miliardo e mezzo di persone che vivono sotto la soglia della povertà, quella che il pontefice chiama “miseria globalizzata”. Nel testo – presentato come un manifesto della “teologia della povertà e dell’ambiente” e come documento “ecumenico” – è riconosciuto un legame specifico, e inscindibile, tra la custodia del Creato e la promozione della giustizia: sono i poveri a subire le più drammatiche conseguenze dello sfruttamento insensato delle risorse del pianeta. È del resto lo stesso Francesco a delineare le linee del cammino testuale annotando nel corpo introduttivo, in particolare al paragrafo 15, la volontà di soffermarsi sulla crisi ecologica contemporanea, su alcune argomentazioni che affondano le basi nel contesto della tradizione giudeo-cristiana, fino ad analizzare la dimensione sociale, con i sintomi e le cause del problema ecologico dei nostri giorni che interessano “tanto il grido della terra, quanto il grido dei poveri”. Il Santo Padre si sofferma anche sul “deterioramento della qualità della vita umana” e la degradazione sociale.

Capitolo IV. Un’ecologia integrale
“Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”. Ecologia culturale ed ecologia della vita quotidiana.
Il principio del bene comune. “L’ecologia umana è inseparabile dalla nozione di bene comune, un principio che svolge un ruolo centrale e unificante nell’etica sociale. È «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente». […] Il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri”.

Capitolo V. Alcune linee di orientamento e di azione
Politica ed economia in dialogo per la pienezza umana. “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. […] In questo contesto bisogna sempre ricordare che «la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente»”.

Tecnologia.
Chi controlla la tecnologia è in grado di esercitare “un tremendo potere” e “un dominio impressionante”. Così Papa Francesco mette in guardia: “Il paradigma tecnocratico tende a esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica”. Infatti, “l’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale”. Francesco avverte: “L’umanità è entrata in una nuova era, in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte a un bivio”, sul suo utilizzo con o senza limiti. Ricorda Francesco: “Non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso dna e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere. Anzi, danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo”. Dall’Enciclica sembra quasi emergano dieci comandamenti della “sostenibilità”:

  1. Acqua potabile e pulita per tutti
  2. Tutti devono poter trarre benefici dalla terra
  3. Incrementare lo sviluppo delle energie pulite
  4. Necessità di leadership idonee
  5. Porre dei limiti alla tecnologia
  6. Garantire l’accesso ad un lavoro
  7. Eliminare le speculazioni ambientali
  8. Promuovere una politica nuova e sana
  9. La terra sarà salvata da un insieme di piccoli gesti
  10. Costruire nuove relazioni tra il nord ed il sud del mondo.

NOTE

  1. L’indirizzo preciso all’interno del sito del Vaticano è: http://w2.vatican.va/content/ francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudatosi. html
  2. seguito si riporta la traduzione in italiano del “Cantico delle Creature”: «Altissimo, onnipotente, buon Signore / tue sono le lodi, la gloria e l’onore / ed ogni benedizione. A te solo, Altissimo, si confanno, / e nessun uomo è degno di te. Lodato sii, o mio Signore, / per tutte le creature, / specialmente per messer fratello Sole, / il quale porta il giorno che ci illumina / ed esso è bello e raggiante con grande splendore: / di te, Altissimo, porta significazione. Lodato sii, o mio Signore, / per sorella Luna e le Stelle: / in cielo le hai formate / limpide, belle e preziose. Lodato sii, o mio Signore, per fratello Vento e / per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo per il quale alle tue creature dai sostentamento. Lodato sii, o mio Signore, per sorella Acqua, / la quale è molto utile, umile, preziosa e casta. Lodato sii, o mio Signore, per fratello Fuoco, / con il quale ci illumini la notte: / ed esso è robusto, bello, forte e giocondo. Lodato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra, / la quale ci sostenta e governa e / produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba. Lodato sii, o mio Signore, / per quelli che perdonano per amor tuo / e sopportano malattia e sofferenza. Beati quelli che le sopporteranno in pace / perché da te saranno incoronati. Lodato sii, o mio Signore, / per nostra sorella morte corporale, / dalla quale nessun uomo vivente può scampare. Guai a quelli che morranno nel peccato mortale. Beati quelli che si troveranno nella tua volontà / poiché loro la morte non farà alcun male. Lodate e benedite il Signore e ringraziatelo / e servitelo con grande umiltà».

ENCYCLICAL LETTER «LAUDATO SI’» OF THE HOLY FATHER FRANCIS «ON CARE FOR OUR COMMON HOME» 1. “LAUDATO SI’, mi’ Signore” – “Praise be to you, my Lord”. In the words of this beautiful canticle, Saint Francis of Assisi reminds us that our common home is like a sister with whom we share our life and a beautiful mother who opens her arms to embrace us. “Praise be to you, my Lord, through our Sister, Mother Earth, who sustains and governs us, and who produces various fruit with coloured flowers and herbs”.[1] 2. This sister now cries out to us because of the harm we have inflicted on her by our irresponsible use and abuse of the goods with which God has endowed her. We have come to see ourselves as her lords and masters, entitled to plunder her at will. The violence present in our hearts, wounded by sin, is also reflected in the symptoms of sickness evident in the soil, in the water, in the air and in all forms of life. This is why the earth herself, burdened and laid waste, is among the most abandoned and maltreated of our poor; she “groans in travail” (Rom 8:22). We have forgotten that we ourselves are dust of the earth (cf. Gen 2:7); our very bodies are made up of her elements, we breathe her air and we receive life and refreshment from her waters. Nothing in this world is indifferent to us…

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