La «Riforma del Terzo Settore»

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La «Riforma del Terzo Settore» è legge!

La versione definitiva del disegno di legge-delega presentato dal Governo per la riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e del servizio civile universale – dopo un impegnativo iter parlamentare – è approvato al Senato nella seduta del 30 marzo 2016 e, quindi, alla Camera dei Deputati nella seduta del 25 maggio 2016. Il testo della legge-delega è stato, successivamente, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2016, come legge 6 giugno 2016, n. 106 «Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale». La legge è entrata in vigore dal 3 luglio 2016.
L’iter approvativo del “disegno di legge” presentato dal governo è stato un percorso né facile, né breve; il governo, nel maggio 2014, aveva predisposto le linee guida di riforma formulando i criteri per una revisione organica della legislazione per il volontariato, la cooperazione sociale, l’associazionismo non-profit, le fondazioni e le imprese sociali. Dal 13 maggio al 13 giugno 2014, il Governo aveva quindi aperto una consultazione pubblica per confrontarsi con le opinioni degli attori del Terzo settore e dei cittadini. In seguito, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, aveva approvato il disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale, presentato alla Camera il 22 agosto 2014. Il lungo iter relativo all’esame presso la XII Commissione “Affari Sociali” era iniziato il 1° ottobre 2014 e si era concluso il 31 marzo 2015 con la predisposizione del testo poi passato in Aula.

Tab 1 - L'articolato della legge-delega è di soli dodici articoli

Tab 1 – L’articolato della legge-delega è di soli dodici articoli

Approdato al Senato il disegno di legge è stato esaminato dalla 1^ Commissione “Affari costituzionali”, che ne ha iniziato l’esame nella seduta del 28 aprile 2015 per concluderlo il 16 marzo 2016. Infine l’Assemblea del Senato lo ha approvato, con modifiche, nella seduta del 30 marzo 2016. Tornato alla Camera è stato poi approvato in via definitiva, dopo un “lavoro” durato circa due anni. Perché la “riforma” diventi operativi il Governo dovrà provvedere a predisporre ed emanare i previsti «decreti delegati». Di seguito si intendono presentare in i principali cambiamenti che sono stati introdotti nel mondo del non profit.

La definizione unitaria
di «Terzo Settore»

Negli ultimi trenta anni si sono sovrapposte leggi e relative definizioni per gli enti 0del «Terzo Settore». Oggi si arriva ad una definizione unica per tutti, presente nell’articolo 1: «il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo Settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche».

Semplificazione della normativa

È prevista la stesura di un Codice del Terzo Settore che semplificherà e riordinerà la normativa preesistente riguardante lo statuto civile delle persone giuridiche.
Quali saranno le caratteristiche principali del Codice? Conterrà disposizioni generali applicabili a tutti gli enti, individuerà le attività di interesse generale svolte dalle organizzazioni del terzo settore e la loro differenziazione tra i diversi tipi di ente, definirà forme e modalità di organizzazione, amministrazione e controllo, prevederà il divieto di redistribuzione degli utili, determinerà le modalità di rendicontazione, verifica, controllo, informazione ispirate alla trasparenza e le modalità di tutela dei lavoratori e della loro partecipazione ai processi decisionali.
Registro Nazionale del Terzo Settore. Sarà, inoltre, definito un Registro Nazionale del Terzo Settore e il Consiglio Nazionale del Terzo Settore, il quale accorperà l’Osservatorio del Volontariato e quello dell’Associazionismi di promozione sociale.

Si riporta il testo dei 4 più significativi
articoli della Legge-delega n. 106/2016

Articolo 1 – Finalità e oggetto
1. Al fine di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione degli articoli 2, 3, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di riforma del Terzo settore. Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche. Alle fondazioni bancarie, in quanto enti che concorrono al perseguimento delle finalità della presente legge, non si applicano le disposizioni contenute in essa e nei relativi decreti attuativi.
2. Con i decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto e in coerenza con la normativa dell’Unione europea e in conformità ai principi e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, si provvede in particolare:
a) alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute;
b) al riordino e alla revisione organica della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del Terzo settore di cui al comma 1, compresa la disciplina tributaria applicabile a tali enti, mediante la redazione di un apposito codice del Terzo settore, secondo i principi e i criteri direttivi di cui all’articolo 20, commi 3 e 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;
c) alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale;
d) alla revisione della disciplina in materia di servizio civile nazionale.
3. I decreti legislativi di cui al comma 2, lettere a), b) e c), sono adottati su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti, per quanto di competenza, i Ministri interessati e, ove necessario in relazione alle singole materie oggetto della presente legge, previa intesa in sede di Conferenza unificata, a norma dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
4. I decreti legislativi di cui al comma 2, lettera d), sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con il Ministro dell’interno, con il Ministro della difesa e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata.
5. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati della relazione tecnica di cui all’articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, sono trasmessi al Senato della Repubblica e alla Camera dei deputati entro il quarantacinquesimo giorno antecedente il termine per l’esercizio della delega, perché su di essi siano espressi, entro trenta giorni dalla data di trasmissione, i pareri delle rispettive commissioni competenti per materia e per i profili finanziari. Decorso il termine previsto per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati.
6. Dall’attuazione delle deleghe recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A tale fine, agli adempimenti previsti dai decreti legislativi adottati in attuazione della presente legge le amministrazioni competenti provvedono attraverso una diversa allocazione delle ordinarie risorse umane, finanziarie e strumentali, allo stato in dotazione alle medesime amministrazioni. In conformità all’articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono emanati solo successivamente o contestualmente all’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi, ivi compresa la legge di stabilità, che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.
7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo può adottare, attraverso la medesima procedura di cui al presente articolo, disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi, tenuto conto delle evidenze attuative nel frattempo emerse.

Nuova definizione
di «impresa sociale»

Solo 700 imprese sociali sono sorte dopo la legge n. 155/2006, che le ha definite.
Da oggi l’impresa sociale viene definita come: «organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, che destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale ma può remunerare il capitale investito nella misura pari a quanto oggi in vigore per le cooperative a mutualità prevalente, adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività».
 

Volontariato e promozione sociale

Viene prevista l’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, la promozione del volontariato anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo. I Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) potranno essere gestiti non solo dalle organizzazioni di volontariato ma da tutti gli enti del terzo settore (sebbene negli organi di governo la maggioranza deve essere garantita al volontariato) e i servizi saranno erogati a tutti gli enti che si avvalgono di volontari.
È inoltre prevista la costituzione di organismi di coordinamento regionali e sovraregionali con funzione di programmazione e controllo dei CSV.

Servizio Civile Universale

Il servizio civile universale, si aprirà ai cittadini stranieri regolarmente residenti, prevederà uno status giuridico specifico per i volontari in servizio civile e modalità di accreditamento per gli enti titolari di progetto. Il progetto avrà una durata variabile tra otto mesi e un anno con possibilità di adeguamento alle esigenze di vita e lavoro del giovane volontario, con la previsione che il servizio sia prestato in parte in uno degli Stati membri dell’Unione europea nonché per iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo sviluppo anche nei Paesi extra europei. Il servizio civile potrà essere riconosciuto a fini formativi e lavorativi.

 

Fiscalità e sostegno economico

È prevista la semplificazione della normativa fiscale e l’istituzione di misure di supporto come alcuni strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, la costituzione di un fondo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il consolidamento e una più trasparente regolazione del cinque mille. Viene però richiesta maggiore trasparenza alle organizzazioni del Terzo Settore.

Articolo 6 – Impresa sociale
1. Con i decreti legislativi di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), si provvede al riordino e alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale, tenuto conto di quanto previsto dagli articoli 2, 4 e 9 e nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) qualificazione dell’impresa sociale quale organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, comma 1, destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale nei limiti di cui alla lettera d), adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore;
b) individuazione dei settori in cui può essere svolta l’attività d’impresa di cui alla lettera a), nell’ambito delle attività di interesse generale di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b);
c) acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale da parte delle cooperative sociali e dei loro consorzi;
d) previsione di forme di remunerazione del capitale sociale che assicurino la prevalente destinazione degli utili al conseguimento dell’oggetto sociale, da assoggettare a condizioni e comunque nei limiti massimi previsti per le cooperative a mutualità prevalente, e previsione del divieto di ripartire eventuali avanzi di gestione per gli enti per i quali tale possibilità è esclusa per legge, anche qualora assumano la qualifica di impresa sociale;
e) previsione per l’organizzazione che esercita l’impresa sociale dell’obbligo di redigere il bilancio ai sensi degli articoli 2423 e seguenti del codice civile, in quanto compatibili;
f) previsione di specifici obblighi di trasparenza e di limiti in materia di remunerazione delle cariche sociali e di retribuzione dei titolari degli organismi dirigenti;
g) ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, anche con riferimento ai principi di pari opportunità e non discriminazione di cui alla vigente normativa nazionale e dell’Unione europea, prevedendo una graduazione dei benefici finalizzata a favorire le categorie maggiormente svantaggiate;
h) possibilità, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo;
i) coordinamento della disciplina dell’impresa sociale con il regime delle attività d’impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale;
l) previsione della nomina, in base a principi di terzietà, fin dall’atto costitutivo, di uno o più sindaci allo scopo di monitorare e vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto da parte dell’impresa sociale, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile.

 

Supporto a interventi innovativi

Una fondazione di diritto privato – Italia Sociale – sosterrà con risorse finanziarie e competenze gestionali gli enti di Terzo Settore che, attraverso interventi innovativi, produrranno beni e servizi che si caratterizzeranno per l’elevato impatto sociale e occupazionale.
La riforma del terzo settore interessa un universo di un milione di lavoratori, più cinque milioni di volontari, rimasti per molto tempo senza norme in grado di fare ordine da un lato, e altre che invece ne ingabbiavano il campo d’azione dall’altro.
La legge delega approvata punta ad aprire il settore al mercato, oltre a fare chiarezza in un quadro molto frammentato. Anche se non sempre ci riesce, rimandando ai decreti attuativi alcuni degli aspetti centrali per il controllo di un comparto che più volte ha dato prova di non essere immune agli scandali. Quella del Terzo Settore infatti è anche una macchina che macina parecchi soldi, con un valore economico di 64 miliardi di euro; che proprio per questo fa gola a molti. Basta vedere l’inchiesta sulle cooperative meglio nota con il nome di “Mafia Capitale”.Secondo la nuova legge delega, nel “calderone” del Terzo Settore rientrano gli enti privati che si sono costituiti e operano, senza scopo di lucro, per finalità di solidarietà e nell’interesse generale:
• restano fuori formazioni e associazioni politiche, sindacati, associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche;
• rientrano, invece, le coop sociali, fondazioni, associazioni riconosciute e non riconosciute (il 67% del totale), organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, imprese sociali e così via.
Oltre alle nuove realtà che uniscono innovazione e impegno sociale: sono le cosiddette Siavs, startup innovative a vocazione sociale, l’ultima frontiera del non profit tech. Secondo il censimento ISTAT sul Terzo Settore (relativo al 2011), in dieci anni gli enti non profit in Italia sono cresciuti del 28 per cento.

Articolo 7 – Vigilanza, monitoraggio e controllo
1. Le funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del Terzo settore, ivi comprese le imprese sociali di cui all’articolo 6, e sulle loro attività, finalizzate a garantire l’uniforme e corretta osservanza della disciplina legislativa, statutaria e regolamentare ad essi applicabile, sono esercitate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione, per quanto di competenza, con i Ministeri interessati nonché, per quanto concerne gli aspetti inerenti alla disciplina delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, con il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e con l’Agenzia delle entrate, ferme restando le funzioni di coordinamento e di indirizzo di cui all’articolo 4, comma 1, lettera q). Nello svolgimento di tali funzioni, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali individua modalità di coinvolgimento e raccordo anche con l’organismo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera g).
2. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell’ambito delle attività di cui al comma 1, promuove l’adozione di adeguate ed efficaci forme di autocontrollo degli enti del Terzo settore anche attraverso l’utilizzo di strumenti atti a garantire la più ampia trasparenza e conoscibilità delle attività svolte dagli enti medesimi, sulla base di apposito accreditamento delle reti associative di secondo livello di cui all’articolo 4, comma 1, lettera p), o, con particolare riferimento agli enti di piccole dimensioni, con i centri di servizio per il volontariato di cui all’articolo 5, comma 1, lettera e).
3. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentito l’organismo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera g), predispone linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore, anche in attuazione di quanto previsto dall’articolo 4, comma 1, lettera o). Per valutazione dell’impatto sociale si intende la valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato.
4. Con decreto del Min. del lavoro e politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore dell’ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della presente legge, sono definiti i termini e le modalità per il concreto esercizio della vigilanza, del monitoraggio e del controllo di cui al presente articolo.
5.All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo le amministrazioni competenti provvedono nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Ben il 6,4% delle unità economiche attive nel nostro Paese appartiene alla sfera del non profit. Anche se la parte più “imprenditoriale”, quella con lavoratori alle dipendenze, ha registrato un aumento più contenuto, di circa il 9,5 per cento. In questo universo variegato, le attività prevalenti sono quelle sportive, ricreative e culturali (65%). Oratori, campetti da calcio e pallavolo spopolano in tutta Italia.
Mentre l’assistenza socialee quella sanitaria valgono solo il 12 per cento.
I lavoratori dipendenti nel settore sono 681.000, 270.000 quelli esterni, 5.000 quelli temporanei. In totale gli addetti sono circa un milione; di cui soprattutto donne.
Ma il settore conta anche sul contributo di 4,7 milioni di volontari. Di cui 950.000 hanno meno di 29 anni. Il 20,5% di loro ha una laurea. E più della metà fa un altro lavoro, dedicando il tempo libero al volontariato. Ma molti con il Terzo Settore ci vivono pure. Più di un quarto dei lavoratori retribuiti sono infermieri, ostetriche, educatori, assistenti sociali, mediatori culturali e così via. Professioni tecniche, in cui gli uomini sono la maggioranza. Seguiti da operatori socio-sanitari, assistenti domiciliari, operatori di ludoteca. E in questo caso sono le donne a prevalere. Le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione sono il 17,9 per cento, quelle non qualificate – come bidelli, portantini, addetti alle pulizie – rappresentano il 13,8 per cento; dirigenti e imprenditori sono solo il 3,5 per cento.
Un universo variegato che, oltre a offrire lavoro a molti, ha anche un peso economico notevole. Anche se, contrariamente a quanto si pensa, dei 64 miliardi di euro di entrate accumulate in poco più di dieci anni, solo nel 14% dei casi arrivano dal settore pubblico. Per l’86% i finanziamenti sono donazioni private. Ma anche nel sociale ci sono i giganti: l’82% delle entrate va nelle casse delle organizzazioni più grandi, quelle che hanno entrate superiori a 500.000 euro, ovvero il 5% del totale.
Secondo il Centro Studi EURICSE, specializzato in ricerche su cooperative e imprese sociali, il 91% degli enti non profit ha anche un’attività marketing, cioè ha delle entrate che arrivano non solo tramite le convenzioni con gli enti pubblici e le donazioni, ma anche tramite la vendita di beni e servizi. Quasi tutte le organizzazioni cercano quindi di aprirsi al mercato per finanziare, almeno in parte, le attività sociali. Il valore economico del solo lavoro volontario in Italia è stimato in almeno 20 miliardi di euro; mentre il valore della produzione delle cooperative sociali è superiore ai 10 miliardi di euro.
Oltre alla grande novità del servizio civile universale aperto anche agli immigrati, l’obiettivo della legge delega ora è semplificare la normativa fiscale delle organizzazioni, agevolando le donazioni, con una regolazione più trasparente del cinque per mille e la creazione di un fondo nazionale di finanziamento presso il Ministero del Lavoro da 17,3 milioni nel 2016 e 20 milioni di euro annui a partire dal 2017. Come ha spiegato il sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali, Luigi Bobba, nella distribuzione dei finanziamenti pubblici saranno premiate le organizzazioni capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone; quindi meno forma e più sostanza. Bisognerà capire però quali saranno i criteri di valutazione usati.
In cambio, alle Associazioni viene chiesta più trasparenza nella rendicontazione.
La riorganizzazione del sistema di registrazione degli enti passerà dalla creazione di un registro unico del Terzo Settore presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, al posto dei 300 registri nazionali, regionali e provinciali che esistono oggi.
Tutti gli enti che si avvalgono di fondi pubblici o privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni, e anche di fondi europei, saranno obbligati a iscriversi al registro.
In più la legge vuole superare il sistema degli Osservatori nazionali per il volontariato e passare all’istituzione del Consiglio nazionale del Terzo Settore, come organismo di consultazione a livello nazionale.
È prevista anche la creazione della Fondazione Italia Sociale, una fondazione di diritto privato con finalità e fondi pubblici che ha il compito di sostenere e organizzare iniziative filantropiche e di finanza sociale.

Articolo 10 – Fondazione Italia Sociale
1. E’ istituita la Fondazione Italia Sociale, di seguito denominata «Fondazione», con lo scopo di sostenere, mediante l’apporto di risorse finanziarie e di competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti del Terzo settore, caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale e rivolti, in particolare, ai territori e ai soggetti maggiormente svantaggiati. La Fondazione, nel rispetto del principio di prevalenza dell’impiego di risorse provenienti da soggetti privati, svolge una funzione sussidiaria e non sostitutiva dell’intervento pubblico ed è soggetta alle disposizioni del codice civile, delle leggi speciali e dello statuto, senza obbligo di conservazione del patrimonio o di remunerazione degli investitori.
2. Per il raggiungimento dei propri scopi la Fondazione instaura rapporti con omologhi enti o organismi in Italia e all’estero.
3. Lo statuto della Fondazione, con il quale si provvede 0alla individuazione degli organi, della loro composizione e dei loro compiti, prevede:
a) strumenti e modalità che consentano alla Fondazione di finanziare le proprie attività attraverso la mobilitazione di risorse finanziarie pubbliche e private, anche mediante il ricorso a iniziative donative per fini sociali e campagne di crowdfunding;
b) strumenti e modalità’ di investimento, diretto o in partenariato con terzi, anche con riferimento alla diffusione di modelli di welfare integrativi rispetto a quelli già assicurati dall’intervento pubblico e allo sviluppo del microcredito e di altri strumenti di finanza sociale;
c) la nomina, nell’organo di governo della Fondazione, di un componente designato dal Consiglio nazionale del Terzo settore di cui all’articolo 5, comma 1, lettera g).
4. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze, è approvato lo statuto della Fondazione. Lo schema di decreto è trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perché su di esso siano espressi, entro trenta giorni dalla data di trasmissione, i pareri delle commissioni competenti per materia. Decorso il termine previsto per l’espressione dei pareri, il decreto puo’ essere comunque adottato.
5. L’organizzazione, il funzionamento e la gestione della Fondazione sono ispirati ai principi di efficacia, efficienza, trasparenza ed economicità. La Fondazione si dota, altresì, di strumenti e modalità di verifica dell’effettivo impatto sociale ed occupazionale conseguito.
6.Tutti gli atti connessi alle operazioni di costituzione della Fondazione e di conferimento e devoluzione alla stessa sono esclusi da ogni tributo e diritto e sono effettuati in regime di neutralità fiscale.
7. Per lo svolgimento delle attività istituzionali, è assegnata alla Fondazione una dotazione iniziale, per l’anno 2016, di un milione di euro. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 187, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
8. A decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, la Fondazione trasmette alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione sulle attività svolte per il perseguimento degli scopi istituzionali di cui al comma 1, sui risultati conseguiti, sull’entità’ e articolazione del patrimonio, nonché’ sull’utilizzo della dotazione di cui al comma 7.

La «riforma del Terzo Settore» si è impantanata a lungo attorno a un tema controverso, cioè il ruolo dell’impresa sociale. Un tema che ha diviso chi voleva aprire il welfare a una dimensione di mercato e chi invece si rifiutava.
La formula delle imprese sociali, quella prevista da una legge del 2006, in Italia non è mai decollata. Al contrario delle cooperative sociali, che oggi invece hanno circa 400.000 addetti in tutta Italia, offrendo servizi che vanno dai centri per disabili ai nidi, dall’accoglienza dei migranti alle case di riposo per gli anziani. La nuova legge ora ridefinisce le imprese sociali come organizzazioni che devono perseguire finalità sociali all’interno di settori di attività di interesse generale destinando i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale e la parte restante alla remunerazione del capitale investito. Si apre così all’intervento di nuovi investimenti privati in sanità, istruzione, integrazione. Le nuove imprese sociali potranno assumere, occuparsi di beni pubblici e fare progetti comuni con la pubblica amministrazione.
È quello che viene chiamato social business, che fa storcere il naso a molti.
Bisogna capire però, se l’obiettivo è evitare altre situazioni del tipo “Mafia Capitale”, come in questa nuova apertura avverrà il monitoraggio delle diverse forme e organizzazioni del Terzo Settore, e quali saranno i benefici e gli sconti fiscali che avranno per agire; tutto è nelle mani dei decreti attuativi.
Che ora tutti sperano di non dover attendere per molto. Perché alla cornice della legge manca ancora molta sostanza. Cosa di non poco conto, se il Terzo Settore vuole uscire dalla periferia poco trasparente in cui è rimasto impantanato per anni.

PASQUALE FONICIELLO

Comitato tecnico-scientifico
Fondazione OZANAM
San Vincenzo de'Paoli, Roma
pacofonic@hotmail.com

DANIELE UNFER

daniele_unfer@libero.it
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