La misura della qualità della programmazione televisiva

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«La dipendenza dall’audience e dalla pubblicità trascina la tv pubblica nella sentina delle lepidezze, delle volgarità, delle risse, della proposta di modelli di comportamento trasgressivi e non esemplari, della stupidità, del pettegolezzo, della sfrontata esibizione di panni sporchi». (Dario Antiseri)

Sono alcuni decenni che la RAI è obbligata, sulla base di precise norme contenute nei vari contratti di servizio stipulati con il Ministero delle Comunicazioni, a fornire un‘offerta radiotelevisiva di qualità.
Ciò nonostante non è mai stato possibile esercitare un vero controllo sulla qualità della programmazione RAI e quindi non è stato mai messo in evidenza il valore pubblico di trasmissioni come quelle di Philippe Daverio, oppure la serie di trasmissioni di Minoli, che hanno indici di gradimento molto alti, ma non necessariamente un adeguato livello di ascolti.
Già nel Contratto di Servizio 2003/2005 era prevista una “Commissione Qualità” – della quale facevano parte il prof. Cesare Mirabelli ed il vice direttore generale RAI Giancarlo Leone – ma non si è mai saputo quali risultati abbia raggiunto.
Nel novembre 2002, l’allora Ministro delle Comunicazioni Gasparri presentò il cosiddetto “Qualitel” che avrebbe dovuto testare la qualità dei programmi RAI, attraverso sondaggi telefonici a campione o con un apparecchio nelle case di un ristretto numero di telespettatori. Il Qualitel avrebbe dovuto poi essere reso pubblico. Nulla di tutto questo è mai avvenuto.
Il varo del Comitato Scientifico istituito nel 2007 dal Ministro Paolo Gentiloni era avvenuto in un clima di grande attesa ed attenzione (soprattutto da parte del Consiglio Nazionale degli Utenti dell’AGCOM) per il fine cui era preposto: e cioè la creazione di parametri che riuscissero a valutare la capacità dei programmi RAI di «sollecitare la sensibilità sociale e civile dello spettatore». L’argomento è politicamente delicato, anche perché ha sempre stimolato la discussione degli studiosi sulla necessità o meno di una privatizzazione della RAI attraverso la vendita di alcune reti, sul ruolo della TV pubblica e sul suo palinsesto, da sempre indecisa tra seguire il modello BBC o quello puramente commerciale, con il risultato della stridente e forzata convivenza di programmi di grande rilevanza culturale con quelli che propongono indovinelli, barzellette, pettegolezzi, voyerismo di vario genere, certamente non improntati ad un modello di sobrietà, quanto semplicemente a far corrispondere ad una domanda di ”leggerezza” del pubblico una offerta televisiva simil giornale scandalistico da spiaggia agostana.
Qualche parlamentare, poi, ha in passato affermato che «finché la struttura interna della RAI non viene in qualche modo purificata dai dirigenti buoni per tutte le stagioni, un contratto di servizio vale l’altro» ed è quindi inutile parlare di qualità. Perfino uno dei più “illuminati” consiglieri d’amministrazione, Sandro Curzi, soleva ripetere che «non esiste servizio pubblico senza pubblico ». Al Festival Cinematografico di Venezia del 2007, dove erano presenti in massa i vertici RAI, l’osannato Bernardo Bertolucci affermò, senza peli sulla lingua, che «il più grande diffusore di sottocultura è la televisione! ».
Quando fu varato il Comitato Scientifico voluto dal Ministro Gentiloni si sperava quindi che, almeno in questa occasione, i rappresentanti RAI sapessero esprimere proposte tali da imprimere un deciso cambiamento di rotta nell’offerta del servizio pubblico radiotelevisivo, che deve necessariamente prescindere dall’audience, sacro e giusto riferimento delle TV commerciali, ma insano obiettivo della TV pubblica, finanziata dai cittadini.
Come giustamente soleva affermare l’ex Ministro Gentiloni: «la televisione pubblica si può permettere una qualità che non si può permettere quella commerciale».
Pur in presenza di mille difficoltà ed ostruzionismi messi in campo, il Comitato Scientifico riuscì a svolgere nei tempi previsti il suo delicato compito.
In estrema sintesi, il cosiddetto Qualitel avrebbe dovuto essere calcolato su un campione di circa mille persone, intervistate ogni giorno da un istituto specializzato, per esprimere il loro gradimento sui programmi RAI, anche non visti per intero, di qualsiasi genere e di tutte le fasce orarie, con un punteggio da zero a cento. I livelli di giudizio sarebbero stati cinque; un diverso metodo di rilevazione per altrettante specifiche tipologie di offerte televisive:

  • nella prima fase si sarebbe dovuto chiedere al pubblico quanto erano gradite le trasmissioni della fascia oraria più importante – quella delle 20.00-24.00 – che determina la maggior parte degli investimenti pubblicitari;
  • nella seconda fase invece il giudizio sulle altre fasce orarie;
  • nella terza quello sulle trasmissioni per minori;
  • nella quarta il gradimento di chi guarda l’offerta RAI su Internet;
  • la quinta fase, infine, avrebbe dovuto riguardare la misurazione della reputazione generale della tv del servizio pubblico.

Il progetto prevedeva inoltre che i puntiqualità di ciascun programma dovevano essere resi pubblici quotidianamente, così come accade con l’Auditel.
Dopo aver consegnato – nel mese di gennaio 2008 – il progetto nelle mani dell’allora Presidente RAI Petruccioli, il Comitato si aspettava che le prime sperimentazioni fossero partite almeno nel mese di aprile dello stesso anno, ma non avevamo fatto i conti con tutte le parti in causa. L’avvicendamento dei Ministri e Vice-Ministri delle Comunicazioni fornì poi una “mano” decisiva a quanti non apprezzavano il progetto, che venne trasformato, invece, in un mini-qualitel tuttora operante, ma di scarsissima rilevanza sia per gli utenti interessati che per gli addetti ai lavori. La cancellazione del progetto originale avvenne, ufficialmente, sulla base di considerazioni economiche, in quanto la sua realizzazione avrebbe comportato un esborso oscillante tra i 4 ed i 6 milioni di euro, mentre il mini-qualitel, adottato successivamente, sarebbe costato al massimo 1 milione di euro. Al riguardo, il Comitato Scientifico voluto dal Ministro Gentiloni si dissociò ufficialmente dalla decisione assunta.
Il mini-qualitel adottato dalla RAI si sostanzia in una rilevazione semestrale della qualità percepita dei programmi RAI, sia dell’offerta generalista sia dell’offerta specializzata, mirata a costruire gli indici di qualità percepita a livello di singolo programma, di genere, di rete televisiva, di tipologia di offerta e a livello complessivo.
La metodologia utilizzata dall’Istituto di Ricerca non garantisce – a parere di chi scrive – l’affidabilità dei risultati.
L’indagine, infatti, prevede l’effettuazione di circa 7.500 interviste face to face at home, in modalità CAPI (Computer Assisted Personal Interview) a un campione rappresentativo di italiani aventi almeno 14 anni che vedono la televisione due o più volte la settimana nelle diverse fasce orarie. Le interviste sono distribuite tra le fasce orarie come segue: 7.00-9.00 (prima mattina), 9.00-12.00 (mattinata), 12.00-15.00 (meridiana), 15.00-18.00 (pomeridiana), 18.00-20.30 (preserale), 22.30-2.00 (seconda serata). La prima serata è approfondita su un sottoinsieme del campione complessivo, eccetto una quota marginale corrispondente a spettatori esclusivi della fascia 20.30-22.30. Il campionamento è realizzato su tre stadi, con stratificazione delle unità e con probabilità di selezione costanti (schema di campionamento PPS – Probability Proportional to Size). La selezione è attuata nel modo seguente:
a. al primo stadio, con criteri probabilistici i comuni sono stati selezionati da strati predisposti per controllare la variabilità tra comuni;
b. al secondo stadio, in ciascun comune selezionato e nei comuni con popolazione superiore a centomila abitanti, è stato estratto un numero costante di famiglie, così da poter avere una probabilità di selezione uguale per ogni unità inclusa nel campione”;
c. al terzo stadio, sono stati selezionati gli individui da intervistare dentro le famiglie- campione.
Nel complesso l’indagine è stata realizzata presso 320 comuni distribuiti su tutto il territorio italiano. Per la misurazione della qualità dei prodotti televisivi e la costruzione di un indice che riassumesse la percezione del pubblico televisivo, è utilizzato un modello teorico che potesse leggere e interpretare la molteplicità di atteggiamenti, opinioni e vissuti verso i prodotti televisivi: il PLS Path Modelling.
Il PLS Path Modeling permette di stimare le relazioni esistenti tra le diverse variabili attraverso i seguenti passi:

  • stimare le variabili latenti in funzione delle variabili manifeste;
  • calcolare i path coefficients tra le variabili latenti;
  • stimare ogni variabile latente in funzione delle altre variabili latenti;
  • aggiornare la stima dei pesi delle variabili manifeste.

Sulla base di tali metodologie, nel 2013 l’indice di qualità della programmazione televisiva RAI è stato pari a 7,4. Tale valore esprime il gradimento dei fruitori della programmazione trasmessa dai canali generalisti (7,3) e specializzati (7,4). In particolare, per quanto riguarda l’offerta generalista:

  • la valutazione dei canali mostra una sostanziale uniformità: RaiUno e RaiDue si attestano al livello medio (7,3), mentre Rai- Tre è leggermente superiore (7,4);
  • la valutazione dei singoli generi mostra un gradimento leggermente sopra la media sia per i programmi culturali (7,5), sia per l’offerta di fiction, film e serie televisive (7,5) sia per lo sport (7,4);
  • il gradimento per il genere intrattenimento è lievemente inferiore (7,2);
  • il gradimento dell’offerta specializzata sintetizza la valutazione generale dell’offerta (7,4) e la valutazione dell’adeguatezza delle reti al ruolo di servizio pubblico (7,3).

Completamente diverso il modello predisposto a suo tempo dal Comitato Scientifico RAI che prevedeva vari livelli di indicatori del monitoraggio che generano l’indice di qualità:
1° livello – Si riferisce ai valori primari che devono far parte di una riconoscibilità dell’offerta della RAI, anche indipendentemente dalla relazione con lo spettatore. Sono quelli che maggiormente declinano la qualità nel senso del valore pubblico che i programmi devono essere in grado di generare.
Le dimensioni guida possono essere riassunte così:
a) valori istituzionali: ad esempio valori identitari, pluralismo, democrazia;
b) valori di etica sociale: solidarismo, comprensione, onestà, trasparenza, equilibrio;
c) valori fondativi del contratto di valore pubblico: ad esempio rispetto, affidabilità, capacità di innovazione, capacità di lettura dei problemi e dei cambiamenti;
d) valori culturali: ad esempio comprensione di problemi sociali, arricchimento delle conoscenze del pubblico, incentivo a saperne di più, a discuterne con altri;
e) valori di servizio: ad esempio continuità d’informazione su ciò che riguarda la sicurezza e la mobilità dei cittadini;
f) valori in negativo in quanto assenza di disvalori: ad esempio non volgarità, non violenza, non falsificazione della realtà.

2° livello – Si riferisce al campo della relazione: allo scambio tra qualità percepita e qualità attesa dal pubblico, al vissuto/giudizio sul programma intorno alla dimensione fondante del gradimento.
Le due macrodimensioni che definiscono questo scambio hanno a che fare con:
a) il valore attribuito al programma in quanto tale;
b) il valore percepito in quanto soddisfazione soggettiva.
La scomposizione per fattori riguarda ad esempio:
a) mi diverte;
b) mi sorprende;
c) mi rilassa;
d) mi fa compagnia;
e) mi coinvolge;
f) mi emoziona.
In negativo:
a) non mi dà ansia;
b) non mi infastidisce;
c) non è volgare.

3° livello – Si riferisce al campo della comparazione/ confronto che definisce il peso dalla qualità relativa. Il confronto riguarda:
a) programmi specifici a confronto, scelti per omogeneità di macrogenere;
b) programmi specifici a confronto, disomogenei nel genere ma collocati nella medesima fascia.

4° livello – Si riferisce alle dimensioni che “attraversano” (e si combinano con…) i tre livelli precedenti e approfondiscono le diverse specifiche applicazioni. Riguardano le categorie:
a) del personaggio;
b) del palinsesto;
c) del valore pubblico;
d) dell’estetica in senso lato.

  • I fattori dei target di riferimento vengono declinati/selezionati su queste due variabili:
  • fasce orarie (motivazioni/attese diverse per momenti diversi della giornata e delle giornate, per esempio feriali o festivi) definite orientativamente su questi blocchi: mattino, pomeriggio, pre-serale e access, prime time e seconda/terza serata;
  • generi e macrogeneri, definiti orientativamente su queste aggregazioni: informazione, fiction, intrattenimento.

Una loro sottoarticolazione può essere sostanzialmente definita nei seguenti segmenti:

  1. Informazione tg;
  2. Informazione di approfondimento;
  3. Contenitori;
  4. Varietà/intrattenimento;
  5. Comico/satirico;
  6. Sport;
  7. Fiction;
  8. Film;
  9. Scientifico-culturale;
  10. Reality show.

La determinazione del pubblico come unicum “finale” oggetto dell’applicazione dell’indicatore delinea, comunque, la necessità di definire possibili specificità di target con riferimento, in particolare:

  1. alle fasce orarie;
  2. al profilo specifico di alcuni generi;
  3. a segmenti particolarmente sensibili rispetto alla mission RAI come servizio pubblico: in particolare questo carattere riguarda i bambini/ragazzi.

Il non pubblico

Il valore di qualità di un programma è determinato anche dal rapporto con il non pubblico o il pubblico parziale. Questo diviene rilevante sotto almeno due dimensioni:
a) il pubblico che, avendo selezionato il programma non lo segue fino al termine;
b) il pubblico che non seleziona più il programma.

Le due relazioni vanno definite in termini di motivazioni secondo almeno due dimensioni, che corrispondono rispettivamente a:
1) non mi piaceva;
2) c’erano programmi migliori L’impianto del monitoraggio si impernia su due assi portanti:
a) la modularità, talché l’insieme costituisce un vero e proprio mosaico formato da molteplici tessere di informazioni;
b) la natura evolutiva, con sezioni dell’impianto complessivo aventi carattere sperimentale ed innovativo, per vagliare tra l’altro l’esito dell’utilizzo di nuovi strumenti.

In tale direzione il Centro Ricerche Innovazione Tecnologica della Rai era stato chiamato dal Comitato a realizzare uno strumento di rilevazione denominato provvisoriamente “sincrointerviewer” che avrebbe dovuto consentire di modificare profondamente le indagini panel coincidenziali con l’ascolto di qualsivoglia trasmissione tv, identificata tramite la sua traccia audio, con conseguente notevole semplificazione delle interviste con i componenti il panel.

Il panel

Le valutazioni relative alle trasmissioni televisive devono avere come cornice di riferimento la fascia oraria ed il palinsesto all’interno di ciascuna, con tre tipologie di nominativi di persone maggiorenni, estratti casualmente dalle liste elettorali. Soltanto persone che vivono in famiglia, con esclusione di quanti sono ascrivibili alle convivenze (collettività di varie tipologie: caserme, istituti di pena, istituti religiosi, etc.). I tre macrocontenitori o panels riguardano rispettivamente:
a) i potenziali telespettatori della mattina, del pomeriggio e della prima serata, peraltro segmentati secondo le seguenti fasce orarie: 7.00-9.00, 9.00-12.00, 12.00- 15.00, 15.00-18.00, 18.00-20.30;
b) i potenziali telespettatori delle due fasce orarie cosiddette access e prime time;
c) i potenziali telespettatori negli altri orari. Per ciascun panel la RAI fornisce nel capitolato gli elementi statistici di contesto: griglia delle fasce orarie con il relativo palinsesto, struttura socio-demografica per ciascuna fascia oraria e tratti valoriali. Tali elementi sono già nella disponibilità RAI e consentono il matching con i risultati di Auditel.
L’Istituto prescelto per il monitoraggio effettua una intervista preliminare al campione di nominativi estratti dalle liste elettorali ed ascrivibili ad unità familiari. In tal modo si ottiene una “indagine di base” per ciascun panel, con riferimento anche ai componenti della famiglia identificata da ciascun individuo considerato.
Questo insieme di informazioni consente di disporre di fatto di tre “serbatoi” distinti per disponibilità all’ascolto televisivo nelle varie fasce orarie, con tratti socio-demografici, comportamentali e valoriali, associabili ad altre indagini campionarie di vasta portata.
La scheda è completata dal possesso di: televisore e tipologia di abbonamento, PC ed eventuale connessione a Internet, cellulare, apparecchi radio, ecc.
Questa fase iniziale è strutturata in modo tale da agevolare quella della rilevazione coincidenziale o semi-coincidenziale, con un numero accettabile di “cadute” di intervista e la possibilità di ottenere informazioni relative al mancato ascolto ed a quello interrotto in maniera parziale o totale (abbandoni).
Il panel b) comporta la cessione quotidiana delle informazioni richieste. Tale prescrizione non ha valore assoluto: le trasmissioni seriali con contenuti omogenei e ripetitivi non richiedono la cadenza giornaliera.
Per motivi di efficienza i medesimi soggetti possono essere intervistati più volte, peraltro in giorni diversi con cadenza settimanale. In fase di reclutamento tale possibilità sarà prospettata assieme, eventualmente, ad un sistema di benefits al conseguimento di diversi traguardi di fedeltà. La diffusione dei dati di questa elaborozione sarà quotidiana. I panels a) e c) comportano una cadenza bisettimanale di rilevazione, distinguendo un giorno feriale (lunedì-venerdì) a rotazione da quello festivo (alternativamente sabato o domenica).
La cadenza di rilevazione può essere più rarefatta con riferimento ai programmi seriali omogenei per contenuti ed impaginazione.
La diffusione dei dati di queste elaborazioni sarà settimanale.
I tg regionali sono oggetto di analisi ad hoc tramite ricerca qualitativa.
Periodiche analisi riguarderanno i minori di 18 anni, distinti per tipologia di età. Tali analisi impiegheranno metodi e tecniche della ricerca qualitativa. Un aspetto specifico riguarda i possessori di personal computer nella propria abitazione con collegamento a Internet, per ottenere indicazioni circa i comportamenti degli internauti concernenti sia le trasmissioni televisive sia quelle radiofoniche, con valutazioni relative al valore pubblico e alle modalità di offerta dei programmi RAI su Internet. La scala di valutazione 1-10 dà luogo ad inconvenienti, individuati in studi disponibili nella letteratura specifica. Pertanto la graduazione dei giudizi negli indici elementari ed in quelli compositi utilizzerà la scala 1-100. Per interviste effettuate da Istituti centralizzando la rilevazione, gli eventuali call center devono essere localizzati entro i confini del nostro Paese e gli intervistatori devono essere in grado di comprendere appieno la lingua italiana nelle sue sfumature e di parlarla in modo fluente.

Gli strumenti

Il sistema di monitoraggio proposto poggia su un utilizzo nuovo e contestuale di strumenti tradizionali e di Internet. L’uso combinato di vari strumenti:

  • fa superare i limiti di ciascuno di essi;
  • rende flessibili i tempi di risposta, liberandoli dai vincoli delle fasce orarie tradizionali 12- 15 e 18-21 delle rilevazioni telefoniche C.A.T.I.;
  • realizza un punto di equilibrio fra tempistica, modalità e costi di monitoraggio;
  • bilancia l’effetto di condizionamento associabile a ciascuno degli strumenti di rilevazione;
  • rende possibile la raccolta dei dati e la loro elaborazione in tempi assai contenuti, sino alla cadenza quotidiana di alcuni;
  • non pregiudica gli ulteriori approfondimenti da diffondere con cadenza periodica sull’arco compiuto della programmazione.

Come si può intuire, si trattava di un sistema di monitoraggio dei programmi televisivi abbastanza rivoluzionario e, forse, di difficile e costosa realizzazione. E’ inutile, d’altronde, spendere i soldi dei cittadini per realizzare rilevazioni pseudo-qualitative di nessuna o di scarsa utilità ai fini del miglioramento della qualità dell’offerta televisiva complessiva della concessionaria del servizio pubblico.
Agli esperti l’ardua sentenza!

Remigio del Grosso

è stato Garante dell’Utenza di Telecom Italia fino al 1997.
Dal 2002 al 2010 è stato Segretario Nazionale della Lega Consumatori Acli.
Dal 2006 al 2010 è stato Vice Presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti dell’Autorità
per le Garanzie nelle Comunicazioni.
Dal 2007 al 2009 è stato membro del Comitato Scientifico RAI. Dal 2008 al 2010
è stato membro del Comitato “Servizi Pubblici a Rete” del Ministero dello Sviluppo Economico.
Da luglio 2013 e’ Vice presidente del “Comitato Media e Minori” del Ministero dello Sviluppo Economico.
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