La Direttiva Macchine e l’evoluzione della sicurezza

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Introduzione

Con il progetto di unificazione dell’Europa nasce la necessità di creare un Mercato Europeo caratterizzato dalla eliminazione, tra gli Stati membri, degli ostacoli alla libera circolazione dei prodotti. Con la normativa europea, la sicurezza delle macchine si sposta a monte considerandola già “integrata” dapprima nella fase della progettazione, e poi nella fase della fabbricazione.
La direttiva di prodotto Nuovo Approccio 89/392/CE e le successive integrazioni entrarono in applicazione dal 1° gennaio 1993, stante un periodo transitorio d’adeguamento protrattosi fino al 31/12/1994.
Tali direttive furono integralmente recepite in Italia dal D.P.R. 459 del 24 luglio 1996 (pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale R.I. n. 209 del 6 settembre 1996). In seguito il consiglio UE approvò la direttiva di prodotto Nuovo Approccio 98/37/CE che accorpava in un unico testo le precedenti direttive e che da sola si è avvalsa fino ad ora del titolo di “Direttiva Macchine”.
La Direttiva di Prodotto 98/37/CE è stato lo strumento che negli ultimi anni gli Stati dell’UE hanno adottato e recepito con leggi nazionali per stabilire i requisiti di sicurezza che i prodotti “macchine” devono possedere per poter essere immessi nel mercato comunitario. Questa direttiva considera tutti i rischi legati all’uso degli apparecchi, il prodotto deve essere conforme a tutte le direttive comunitarie che lo riguardano al momento della sua commercializzazione. La direttiva macchine è un insieme di regole definite dall’Unione Europea rivolto ai costruttori di macchine fisse, mobili, trasportabili e di sollevamento/spostamento, che si prefiggono di stabilire, in modo più sistematico e più severo, i requisiti essenziali per la salute e la sicurezza relativi alla progettazione e alla costruzione delle macchine con lo scopo di migliorare la sicurezza dei prodotti immessi sul mercato europeo.
Le misure di sicurezza adottate devono eliminare il rischio di infortuni durante la vita prevedibile della macchina, comprese le fasi di trasporto, montaggio e smontaggio, anche in caso di rischio derivante da una situazione anomala, ma prevedibile.
La sicurezza delle “macchine” non ha sempre ricevuto l’attenzione che meritava, questo ha prodotto come conseguenza un numero elevato di incidenti sul lavoro, anche se è uno degli aspetti fondamentali ed indefettibili per la sicurezza sul lavoro. Fortunatamente la situazione si è evoluta notevolmente e negli ultimi anni è diventato un argomento rispetto al quale sia i legislatori che i costruttori mostrano molta attenzione. Alle macchine nuove, tutt’ora sono presenti macchine “vecchie” cioè appartenenti alla legislazione previgente alla prima direttiva macchine recepita in Italia nel 1996 con il D.P.R. 459/96.
Le macchine costruite prima dell’entrata in vigore della prima direttiva macchine, che nel corso degli anni hanno subito interventi di ogni genere senza curarsi della fattibilità di essi ha determinato l’utilizzo di macchine diverse da quelle di origine con il rischio di farle funzionare senza i requisiti minimi di sicurezza previsti. Molte di esse, a seguito di interventi configurabili come modifiche sostanziali, cioè che ne modificano la funzionalità introducendo nuovi elementi di rischio, dovevano essere sottoposte ad una valutazione di conformità e marcate CE, così come quelle nuove.
A norma dell’art. 71, comma 1, del D. Lgs. n. 81/2008 le attrezzature utilizzate devono essere adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi. Il punto della norma serve ad escludere la possibilità che un’attrezzatura, pur corrispondente ai parametri legislativi, pur idonea ai fini della salute e sicurezza, possa contenere fattori di rischio derivanti dalla mancata o errata valutazione delle condizioni, delle caratteristiche e dell’attività lavorativa a cui viene adibita.
Il rapporto di adeguatezza tra l’attrezzatura e l’attività da svolgere deve sussistere non solo nel momento dell’installazione, ma deve essere mantenuto in tutto il tempo della loro utilizzazione.
La non individuazione, o la non precisa programmazione, da parte del datore di lavoro, del rapporto di corrispondenza tra attività lavorativa e scelta del tipo di macchina, può costringere il lavoratore a faticosi adattamenti, forzature e manomissioni. Può, in concreto, esporre il lavoratore ad un ulteriore rischio, causato dalla necessità di supplire alle difformità tra le caratteristiche tecniche della macchina e le concrete esigenze del lavoro da svolgere. I fabbricanti devono effettuare un’analisi dei rischi per determinare quali requisiti essenziali siano applicabili al prodotto in questione, che va documentata e inserita nella documentazione tecnica.

La «Direttiva Macchine»

Il testo originario della Direttiva Macchine 89/392/CEE risale al 14 giugno 1989. Esso è stato successivamente modificato e integrato da tre ulteriori Direttive: 91/368/CEE, 93/44/CEE e 93/68/CEE (tabella 1).
Successivamente ha visto la luce la Direttiva 98/37/CE del 22 giugno 1998 (pubblicata sulla GUCE 207 del 23 luglio 1998) che ha integrato in un unico testo, i quattro testi delle precedenti Direttive, senza apportare ad essi alcuna modifica.
Per ultima è stata emanata la direttiva 2006/42/CE che ha abrogato la direttiva 98/37/CE. In Italia il recepimento, sotto forma di regolamento di attuazione, è avvenuto con il Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 17 riguardante l’attuazione della Direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la Direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori.
La nuova versione della Direttiva Macchine nasceva anche dalla necessità di chiarire e superare dubbi interpretativi latenti nelle precedenti versioni del provvedimento; il nuovo testo introduce tuttavia in diverse parti modifiche sostanziali, tra cui l’ampliamento del campo di applicazione, nuovi standard di sicurezza e procedure per la valutazione di conformità, un rafforzamento della sorveglianza sui mercati e una più rigorosa valutazione dei rischi connessi all’utilizzo dei macchinari.

Il Nuovo Approccio e le Norme armonizzate

L’attività di normazione consiste nell’elaborare attraverso la partecipazione volontaria, la consensualità e procedure di trasparenza documenti tecnici che pur essendo di applicazione volontaria, forniscano riferimenti certi agli operatori e possano pertanto avere rilevanza contrattuale.
A volte l’argomento trattato dalle norme ha un impatto così determinante sulla sicurezza del lavoratore, del cittadino o dell’ambiente che le Pubbliche Amministrazioni fanno riferimento ad esse richiamandole nei documenti legislativi e trasformandole, quindi, in documenti cogenti. In ogni caso, mano a mano che si diffonde l’uso delle norme come strumenti contrattuali e che, di conseguenza, diventa sempre più vasto il riconoscimento della loro indispensabilità, la loro osservanza diventa quasi imposta dal mercato.
E’ proprio la progressiva trasformazione dei mercati da locali, nazionali, ad europei ed internazionali che ha portato ad una parallela evoluzione della normativa da nazionale a sopranazionale.
A differenza dell’ISO il mondo europeo della normazione è strettamente relazionato con un corpo sempre più completo di direttive dell’Unione Europea e ha dovuto, quindi, darsi regole interne più rigide: gli organismi di normazione membri del CEN sono infatti obbligati a recepire le norme europee e a ritirare le proprie, se contrastanti. In tale contesto è evidente che l’attività normativa nazionale si sta via via limitando a temi più specificatamente locali o non ancora prioritari per studi sovranazionali e sta sempre più organizzando le proprie risorse per contribuire alle attività europee e internazionali.
Dal principio del secolo ad oggi, l’evoluzione, della normazione non si è solo concretizzata in un allargamento di orizzonti geografici, essa ha subito anche una evoluzione concettuale, che l’ha portata ad abbracciare significati sempre più ampi.
Oggi l’attività di normazione ha per oggetto anche la definizione dei processi, dei servizi e dei livelli di prestazione, intervenendo così in tutte le fasi di vita del prodotto e nelle attività di servizio. Inoltre la normazione oggi si occupa anche di definire gli aspetti di sicurezza, di organizzazione aziendale vedi la UNI EN ISO 9000 e di protezione ambientale con la UNI EN ISO 14000, così da tutelare le persone, le imprese e l’ambiente. Teniamo presente che una direttiva di prodotto Nuovo Approccio è volontaria e soprattutto non si sostituisce allo strumento legislativo nazionale; spesso però la direttiva di prodotto orienta il fabbricante armonizzando, ove possibile, la normazione pregressa e attingendo alla letteratura tecnica preesistente. Le norme armonizzate non sono obbligatorie, ma in fase di progettazione del prodotto esse facilitano l’ottenimento di tutti i R.E.S. garantendo la presunzione di conformità CE ai requisiti essenziali di sicurezza, che altrimenti andrebbero dimostrati e opportunamente documentati.
L’armonizzazione “a livello legislativo” deve limitarsi ai requisiti essenziali di sicurezza che i prodotti commercializzati devono soddisfare per essere messi in libera circolazione nel mercato unico.
Per ognuna delle situazioni potenzialmente pericolose connesse al funzionamento di un prodotto (durante ogni fase della sua vita operativa), la direttiva di riferimento fissa i principi da rispettare.
Nella definizione delle norme armonizzate, gli organi competenti ricercano il consenso tra i diversi interessi presenti: gli interessi dei produttori, dei venditori e degli utilizzatori del prodotto. In concreto, le norme armonizzate sono degli “standard di mercato”, che hanno una grande influenza sull’attività lavorativa di milioni di persone che utilizzano macchinari, attrezzature da lavoro e mezzi di protezione.
Le norme armonizzate definiscono un “livello comune” di sicurezza che consente ai fabbricanti di determinare se le misure adottate siano sufficienti o meno.

L’utilizzo delle attrezzature e gli obblighi del datore di lavoro

Il D.Lgs. n. 81/2008, costituendo una normativa sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, dedica ampio spazio alla trattazione sull’uso delle attrezzature di lavoro e degli strumenti di protezione. L’articolo 71 del D.Lgs. n. 81/2008 pone a carico del datore di lavoro un gran numero di obblighi relativi alla valutazione dell’idoneità delle attrezzature rispetto all’attività a cui sono destinate ed ai rischi connessi alla loro utilizzazione.
Il non rispetto degli obblighi articolo 71 del D.Lgs. n. 81/2008 permettono di imputare al datore di lavoro sia una responsabilità propria sia casi di responsabilità concorrente.
L’articolo 71, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008 dispone che: «il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all’articolo precedente».
Le attrezzature devono rispettare i requisiti di sicurezza imposti dalle norme imperative della legislazione nazionale e comunitaria applicabile, sulla base di un criterio legislativo già fissato.

Tab 1

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A norma dell’articolo 23, comma 1, del Testo Unico è vietata – la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La norma si riferisce a soggetti protagonisti della costruzione e fornitura delle attrezzature di lavoro.
I vincoli sussistenti per il fabbricante, a norma dell’articolo 23, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008, sono perciò riconosciuti in capo al venditore, al noleggiatore e al concessionario in uso di attrezzature di lavoro.
Il Testo Unico vincola il fabbricante, inteso come il costruttore, sia “in negativo” sia in “positivo”:
•in negativo perché con una previsione normativa di divieto l’articolo 23, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008 impedisce la fabbricazione di macchinari “non rispondenti”;
•in positivo perché ne richiede la conformità a direttive di prodotto sempre più numerose e dettagliate, successive all’introduzione del “nuovo approccio”.
Il legislatore ha tenuto conto della presenza, all’interno del territorio nazionale, di macchinari datati e spesso non conformi alla legislazione vigente. Di conseguenza, ha previsto due differenti regimi di conformità ai requisiti essenziali di sicurezza.
Il primo è previsto dall’articolo 70 del D.Lgs. n. 81/2008 e dispone che: «le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto».
La conformità alle “direttive comunitarie di prodotto” obbliga la “messa a disposizione” dei lavoratori di attrezzature dotate di Marcatura CE. In tema di macchinari, la direttiva di prodotto di riferimento è la Direttiva Macchine, recepita in Italia per mezzo del D.Lgs. n. 17/2010. A norma dell’articolo 70, comma 2, del D.Lgs.n. 81/2008, «le attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, e quelle messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all’emanazione di norme legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, devono essere conformi ai requisiti generali di sicurezza di cui all’allegato V».
Per espressa previsione dell’ articolo 70, comma 3, del Testo Unico «si considerano conformi alle disposizioni di cui al comma 2 le attrezzature di lavoro costruite secondo le prescrizioni dei decreti ministeriali adottati ai sensi dell’articolo 395 del decreto Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, ovvero dell’articolo 28 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626».
All’Allegato V del D.Lgs. n. 81/2008 sono elencati “i requisiti essenziali di sicurezza delle attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, o messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente alla data della loro emanazione”.
Conclusioni
La regolamentazione normativa delle “macchine” ha due esigenze fondamentali:
1) la prima quella di assicurare la libera circolazione dei prodotti;
2) la seconda di garantire la sicurezza dei prodotti commercializzati ed utilizzati nei luoghi di lavoro.
Dalla normativa, consegue la sussistenza di più responsabilità, diverse per ogni soggetto che agisce nelle varie fasi di vita del macchinario, dalla progettazione sino all’utilizzo nei luoghi di lavoro. Deriva, pertanto, la necessità che tanto i costruttori del macchinario, quanto i datori di lavoro ed i lavoratori che lo utilizzano, debbano attenersi ad un “agire consapevole” che li indirizzi nel loro operato.
Il fabbricante del macchinario che sceglie e adotta una determinata soluzione deve essere consapevole delle conseguenze della sua scelta.
Il datore di lavoro che non sorveglia l’adeguato utilizzo del macchinario deve essere consapevole dei rischi derivanti da un suo uso non corretto.
Altresì il lavoratore deve essere consapevole dei rischi che corre nel distanziarsi dalle condotte impartite e consigliate.
E’ nell’agire consapevole dei soggetti che la normativa sembra aver trovato il “giusto equilibrio” tra la sicurezza e la libera circolazione dei prodotti: solo i prodotti sicuri possono circolare liberamente nel Mercato Unico europeo.
Oggi sono sempre più presenti macchine marcate CE, innalzando i livelli di sicurezza per via dell’applicazione del modello di sicurezza integrata, sin dalla progettazione sulla quale si fondano i principi della direttiva macchine; cioè integrare i principi di sicurezza sin dalle prime fasi di progettazione, concependo la macchina in maniera da eliminare tutti i rischi corrispondenti e lasciando soltanto quelli residui che sono destinati alla gestione da parte dell’utilizzatore finale.
Tuttavia, sono ancora presenti macchine di vecchia concezione antecedenti la 459/96 che hanno attuato i dovuti adeguamenti al fine di essere rispondenti ai dettami dell’allegato V del testo unico di cui al D.Lgs. n. 81/2008.
La Direttiva Macchine ha comportato un significativo abbassamento degli eventi infortunistici, lasciando sempre più la gestione dei rischi residui all’utilizzatore finale, cioè il datore di lavoro.
La Direttiva 2006/42/CE, recepita nel testo base emendato con D.Lgs. n. 17/2010, si basa su diversi principi, tra questi il più importante è quello per cui «le macchine devono essere in grado di garantire la funzione per le quali sono previste e di essere regolate e mantenute senza pregiudicare in alcun caso la sicurezza del personale esposto, sempre che queste operazioni vengano effettuate secondo le regole ed in consigli d’uso forniti dal costruttore».
L’integrazione della sicurezza è l’approccio fondamentale di questa direttiva. È a livello della progettazione, quindi nelle primissime fasi che occorre integrare la sicurezza. Questa integrazione non riguarda solo l’utilizzo delle macchine in produzione, ma anche le operazioni di regolazione, manutenzione, assemblaggio e smontaggio.
In fase di progettazione occorre studiare anche eventuali condizioni d’impiego anomale (ad esempio la modifica intenzionale dell’apparecchio allo scopo di evitare problemi operativi).
Il costruttore di macchine deve rispettare i principi qui di seguito elencati in ordine d’importanza:
•eliminare o ridurre il rischio in ogni modo possibile;
•prendere le necessarie misure per la protezione contro i rischi non eliminabili;
•informare gli utenti dei rischi residui;
•indicare ove sia necessaria una formazione specifica e indicare;
•se necessario, l’adozione di apparecchi di protezione individuali.

BIBLIOGRAFIA

• Paolo Derosas, La sicurezza dei macchinari nei luoghi di lavoro. Tesi di Laurea. Facoltà Di Giurisprudenza. Università degli Studi di Sassari. www.formazioneesicurezza.it
• Carlo Cremonesi, L’evoluzione della sicurezza macchine alla luce della nuova direttiva macchine”. Tesi di laurea. Facoltà di Medicina e Farmacia. Sapienza – Università di Roma. www.preventionandresearch.com

The European Council has issued directives for the elimination of trade obstacles and the free circulation of products inside Europe, these directives consist of product directives. The current provisions are the result of an evolution legislation, both national and Community: with the times and methods different, but in a relationship of reciprocal conditioning, the two regulations have tried to outline a health protection full and effective. The Legislative Decree n. 81/08 includes a number of requirements, intended for employers, on the prevention and protection from such risk within the company, therefore, provides the criteria security to which the machines constructed and used must comply.

DIEGO CERRA

AICQ - Presidente Comitato "Salute e Sicurezza"
cerra.diego@alice.it

FRANCESCO TAURASI

INAIL - UOT CVR di Campobasso
francesco.taurasi@.com
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