La cosiddetta comunicazione ingannevole

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Premesse

Il fine di questo piccolo scritto è innanzitutto quello di illustrare come alcune interrelazioni tra fenomeni normalmente considerati differenti riescano a determinare un nuovo e più pregnante approccio per soluzioni più efficaci a problematiche già conosciute.1 Inoltre, fornire alcune considerazioni interdisciplinari per tentare di indicare personali soluzioni a problemi pratici, posto che – normalmente – su questo argomento vengono svolte considerazioni di carattere specifico (giudico, o tecnico informativo, o tecnico ingegneristico, e così via) e sono trattati campi particolari come quello della sicurezza, o della qualità, o dell’origine delle merci.
L’assunto finale è che l’informazione è un “qualcosa” particolarmente difficile e del tutto “relativa”. Conseguentemente, specie in settori altamente complessi e delicati, difficilmente – oggi – si può arrivare a soluzioni con il solo ausilio di una unica scienza (per esempio quella giuridica) e senza il ricorso a considerazioni fattuali. Importanza fondamentale – direi quasi “fondamentalista” – dovrebbe quindi essere riscoperta dall’Etica, cioè dai principi a cui si ispiri un ordinamento di uno Stato o di una Comunità di stati, quale criterio per cercare di render più omogeneo (ovvero ”standard”) l’atteggiamento dei vari soggetti coinvolti.

La Qualità

Ritengo essenziale esaminare alcuni specifici aspetti della “multidimensione” in cui versa sia l’Uomo che altre specie viventi (non solo animali), mettendoli in relazione con il concetto di Qualità. Non entrerò, evidentemente, nel merito di una disamina su cosa sia la Qualità. Vorrei solo rammentare che questo più che un “concetto” è addirittura un “fenomeno”, cioè un insieme di comportamenti posti in essere, non solo da un apparato produttivo, da una o più industrie, da una o più fabbriche, ma da un Sistema.
La Qualità è anche un “atteggiamento” che deve (o dovrebbe) essere posto in essere da parte dei vari (ma tutti) attori di un contesto sociale: cittadini, lavoratori, imprese, istituzioni. Insomma, la Qualità non può che essere un concetto che prevede alle sue spalle la così detta “total quality” dell’intero sistema di riferimento.

L’informazione

«Iddio creò il Verbo, … e il mondo fu»: la comunicazione (come informazione strutturata e comprensibile per i singoli esseri) ha dato e dà luogo al mondo. Almeno quello “conosciuto” dal singolo. Nel senso che la comunicazione costituisce una forma di energia, ma proprio questa caratteristica ne fa un elemento fluido o etereo che necessita di una attività di interpretazione. La comunicazione è un “flusso” di dati: c’è un emittente ed uno o più ricettori. Il portato del singolo “dato” può essere distorto e interpretato, ma comunque produce un “movimento energetico”, in quanto in grado di produrre cambiamenti anche fisici. E’ per questo che la nostra era è caratterizzata dalla ‘Economia della Comunicazione’. Comunicazione che viene resa ancora più pervasiva dagli strumenti informatici e la fanno divenire “virtuale”. Ecco che il concetto di “flusso” assume un altro significato, non solo tecnico, che rappresenta una sorta di “onda” che impatta sui fenomeni sociali.

1 – l’informazione come “flusso di dati”
Tra le più importanti conseguenze c’è che il territorio in sé tende a perdere il valore originario dal profilo strategico e dalla «geopolitica degli spazi» si passa a quella «dei flussi». Proprio la «stabilità dei flussi» (economici, energetici, informativi) danno luogo a vere “risorse”, alla ricchezza di Stati, di gruppi, di persone, né più né meno come le risorse naturali. (2) Ne consegue – tra l’altro – che l’informazione insita nella comunicazione può e deve essere interpretata dal recipiente. Ma cosa si proposto l’«emittente»? E qui veniamo al nocciolo del problema che più ci interessa: cosa è l’«informazione corretta»?

2 – l’informazione di dati e la comunicazione di un contesto
Per comprendere ciò che un legislatore “normale” ha in mente quando disciplina la così detta «corretta informazione», dobbiamo riflettere su quello che è l’«informazione distorta». Sostanzialmente ce lo dice a contrariis il vecchio testo di stratagemmi e strategia del maestro cinese Sun Tzu od anche i più recenti manuali di prestidigitazione: se voglio comunicare qualcosa io fornisco informazioni o dati, ma il modo con cui li fornisco determina in chi sente una sorta di “palcoscenico immaginario”. Ciò può essere utilizzato sia a favore che a detrimento di chi ascolta. Risulta quindi chiaro che quando si determini una comunicazione di dati definibili come “veri” che infonda una immagine di un prodotto o di una qualsiasi altra cosa, si dà luogo ad un “contesto” nell’immaginario del ricettore della comunicazione che, a sua volta, sulla base di una serie di tecniche, riesce a descrivere qualcosa come in effetti non è.

L’informazione della Qualità

Il legislatore nazionale, comunitario, straniero, internazionale ha variamente – ma, oggi, sostanzialmente in modo univoco – definito cosa siano: pratiche commerciali sleali; pratiche ingannevoli; pratiche aggressive; pratiche commerciali proibite; utilizzo distorto di marchi; abuso di fiducia; esistenza di codici di condotta e autoregolamentazione; pubblicità promozionale; uso di prodotti “civetta”: uso di non veritiere / ingannevoli / errate promesse al pubblico («Offerta limitata, scade domani, affrettatevi! »; «Offerta speciale: soddisfatti o rimborsati entro 10 giorni dall’acquisto!»; «svendita totale per svuotamento / crisi / fallimento»; «Grande svendita per rinnovo locali!», «per fine attività!», «per fine serie! »; pubblicità redazionale non definita come tale; oppure messaggi particolarissimi: «Come vincere alla lotteria!», «Comprate l’elisir di lunga vita!»).

1 – Architetture dell’informazione e rotte commerciali
Ovviamente, tali discorsi potrebbero essere modificati dalla incidenza irrazionale di comportamenti speculativi, o criminali, o meramente inefficienti (ad esempio: quelli determinati da una classe manageriale che non fosse adeguata ai criteri di qualità professionale ed etica sociale).
Altrettanto ovviamente qualsiasi ordinamento – anche normativo – che volesse considerare la effettività dei fenomeni dovrebbe anche considerare le caratteristiche intrinseche alla così detta “architettura cognitiva” dei soggetti – o meglio dei “pubblici” – interessati quali oggetto delle normative stesse. Ma evidentemente tutto ciò risulta altamente difficile e delicato, anche perché implica – ancora una volta! – che la “correttezza” o meglio la “adeguatezza” dell’informazione contenuta nella comunicazione sia omogeneamente trasmessa e controllata.
In un recentissimo interessante contributo (3) viene sottolineato come: «fino alla fine del Novecento, il potere si è, in sostanza, sempre sviluppato su di una specifica dimensione territoriale, ma nel Terzo Millennio questi riferimenti sono stati sconvolti dal processo di globalizzazione. Esso è essenzialmente diventato un evento economico che comporta l’integrazione dei commerci e l’estensione del modello capitalista su scala globale. Tale dinamica va ad incidere sui tradizionali equilibri di potere e dell’economia, legandosi in modo indissolubile a fenomeni quali il decentramento produttivo e il mercato agricolo non di certo immune da tale processo».
Nessuna analisi geopolitica o geoeconomica – anche quella che sia alla base per una predisposizione di normative in tema di comunicazione e informazione – può permettersi di ignorare queste peculiarità, poiché fanno parte di quelle regole del gioco che le iniziative di programmazione strategica devono rispettare per ambire ad una lungimiranza temporale di un qualche rilievo. Come nessuna iniziativa politica dovrebbe sottovalutare le diversità del bacino mediterraneo in ambito energetico, ambientale, demografico, sociale, ma anche culturale.

2 – Comunicazione di dati e Informazione di cultura
Per concludere il presente piccolo scritto vorrei soffermarmi sul concetto di «correttezza dell’informazione», scusandomi anticipatamente per dover far ricorso a concetti astratti per esprimere la mia idea (4).
La «correttezza», come tutte le altre categorie significanti dell’Essere, si presta a molta soggettività e quindi ad una difficoltà di definire cosa sia in astratto. Il concetto potrebbe facilmente sfociare in problematiche di etica. Una possibile soluzione ci viene dall’applicazione di teorie della fisica e dell’economia quantistica.
E’, cioè, possibile definire «corretto» non ciò che è definibile come “giusto”, ma come “utile”, e l’utilità può essere più facilmente misurata.
A tal fine si dice che il valore di una situazione è fornito dalla sua capacità di essere trasmesso e la capacità di trasmissione più “utile” è quella che venga individuata nei fatti come più efficiente.
C’è poi la necessità di partire da qualche macro-concetto, come quello di «bene comune» (“bene” come utilità, non bene come oggetto). E lo intendiamo come quello riferentesi ad un gruppo sociale, quale per esempio uno Stato.
Per quanto anche queste categorie siano relative, si può – credo – affermare che in generale i può determinare il «bene comune» quando si concretizzi “creazione ed aumento di valore” per detto gruppo (inteso questo, non come “i più”, né come “la maggioranza”, o “i nobili”, o “il popolo”, … ma come un “insieme indistinto che ha un proprio interesse alla risorsa energetica ed alla perpetuazione della propria specie”).
Conseguentemente, si può definire come «comunicazione non ingannevole» quella informazione che tenda a conseguire un risultato che sia in linea con quanto ritenuto “utile” dal Gruppo e “lecito” dal suo ordinamento. Se questo concetto quasi filosofico lo si mette in relazione con i principi della così detta “deception” – o l’arte dell’inganno – attuata spesso dai vari sistemi dei singoli gruppi di esseri, proprio per arrivare all’utilizzo di risorse energetiche necessarie alla propria sopravvivenza e sviluppo, mi sembra che il quadro sia completo e un legislatore accorto non possa non prendere nelle dovute considerazioni ciò che la mera cultura giuridica positiva non arriva a concepire.

Note

  1. L’A., già legale d’impresa multinazionale, esperto in tutela del patrimonio immateriale (qualità prodotti, immagine aziendale, marchi), è avvocato specializzato nella gestione giuridico-economica di strutture complesse (centri scientifici, condomini, missioni internazionali). E’ consigliere giuridico in consumo, fiscalità internazionale, criminologia, operazioni militari. E’ docente di diritto internazionale tributario e di tecniche di intelligence, nonché direttore del Centro Studi e Ricerche su Strutture-Strategie-Rischi. Fa parte del Consiglio direttivo di AIIC e di AE/AGEIE. Tra le pubblicazioni, l’Autore, si permette di rinviare – a motivo della stretta attinenza e per eventuale integrazione – con i propri scritti: cyber-warfare versus leggi umanitarie, (1a parte, Informazioni Difesa, 4/2014; 2a parte, Informazioni Difesa, 5/2014); Effettività giuridica dei rapporti virtuali: problema di cultura o di assetto regolamentare? (Information Security, mar-apr. 2013); Resilienza al tempo delle cyber-wars. Counterintelligence per le infrastrutture critiche nazionali (Information Security, dic. 2012); economia criminologica – analisi economica terrorismo (Safet&Security sett. 2011), appalti e analisi economica (Nuova Giurispr Civile, 2005); l’impresa in economia e diritto dei consumi (Impresa, 2/2004); da ultimo a: “SECURITY” AS A DATANETWORK – La Sicurezza è un insieme di relazioni. …. ed i ‘confini’, almeno quelli fisici, servono solo per i pollai!”, in Safety & Security, lug/ago 2014.
  2. PACCIANI, C., È la finanza il campo di battaglia della terza guerra mondiale (in: http://www.linkiesta. it/economia-analisi-guerra-finanza): «La III Guerra mondiale non sarà nucleare, ma digitale e finanziaria” tuttavia «se perdiamo, collettivamente questa Guerra Finanziaria Mondiale, lasciando che regole, modelli finanziari temperate al fuoco del disastro che sono stati gli anni dal 2007 al 2012 dominino ragionevolezza e senso comune, la prossima Guerra mondiale la combatteremo con la clava. Se troveremo qualcuno che ce la possa prestare». FRASCA et alia, dal tempo alle frequenze, sul web. TRAMONTANO, M., Flussi di capitali in Europa: ecco chi li attira e chi li perde (in: http://opendatablog. ilsole24ore.com/2012/08/flussi-di-capitali-ineuropa- ecco-chi-li-attira-e-chi-li-perde/#axzz23pfDv wpC): «Oltre alla speculazione sui BTP o sulle Borse, ne esiste un’altra più sottile ma altrettanto distruttiva: la speculazione sui depositi bancari. La banca russa OaO Bank Vtb e la turca Denizbank ne hanno fatto una filosofia di vita e approfittano sempre più degli squilibri europei per aumentare i depositi attraverso le filiali di Berlino».
  3. ONESTO, M.S., Il land Grabbing e l’agricoltura globalozzata, in Informazioni d. Difesa, 6, 2013.
  4. Meritano di essere ricordate le opere di Niklas LUHMAN che applicò alla società la teoria dei sistemi sociali; Illuminismo sociologico (1970) e Sistemi sociali. fondamenti di una teoria generale (1984). La teoria sociologica di Niklas LUHMAN è una teoria molto complessa nella quale, ad esempio, possiamo trovare, rielaborati, elementi propri dello strutturalfunzionalismo parsonsiano, della cibernetica, della teoria dei sistemi, della fenomenologia di Husserl, dell’antropologia filosofica, e della teoria dell’organizzazione. Luhmann, pur ammettendo che i fenomeni sociali vanno studiati in rapporto con la funzione che essi svolgono per il mantenimento del sistema, critica le teorie funzionaliste, e Parsons in particolare, perché esse non sono riuscite a distinguere il concetto di causa da quello di funzione: alla stessa esigenza nell’ambito di un sistema possono esserci diverse soluzioni per cui il rapporto tra la presenza di una determinata esigenza ed il suo soddisfacimento non è un rapporto causale. E’ questa una critica in termini di “equivalenze funzionali”. Egli adotta un concetto di “sistema” che egli considera non tanto con riferimento alle sue stesse forze interne che ne garantiscono la continuità, quanto nella sua capacità di contrapporsi all’ambiente cui esso appartiene e ne minaccia la stabilità. Ecco introdotto dunque che in Luhman assumono rilevanza anche i concetti di mondo ed ambiente.

The paper aims to illustrate how some interrelations between different phenomena normally regarded able to determine a new, more meaningful approach for more effective solutions to the problems already known. We propose some considerations for interdisciplinary groped indicate personal solutions to practical problems unlike as is done normally; on this topic considerations are given to the specific character (judge, or technical information, technical or engineering, and so on) and are treated special fields such as security, or quality, or origin of goods. The final assumption is: the «information» is “something” particularly difficult and all “relative”. Consequently, especially in areas that are highly complex and delicate, today you can hardly get to the solutions with the help of only a single science (for example the legal) and without recourse to factual considerations. The fundamental importance of this approach is that it should therefore be rediscovered by ethics, that is, by the principles to which it inspires a sort of a State or of a community of states as a criterion to try to render more homogeneous (or “standard”) the attitude of the various parties involved.

CARLO C. CARLI

Avvocato; antropologo; consigliere giuridico militare; studio legale Diritto e Economia; Centro studi ”Intendente I. CARLI”
avvocatocarli@gmail.com
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