Il messaggio di Adriano Olivetti

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Premessa

Difficile racchiudere il personaggio Adriano Olivetti in una definizione unica ed esauriente, visto il contributo che ha fornito all’industria del 900 ed alla cultura in generale.
Imprenditore, intellettuale, politico, innovatore, urbanista, “visionario” (“vision”nel senso di percezione strategica dell’evoluzione e del fine ultimo delle organizzazioni) sono solo alcuni degli aggettivi che sono stati impiegati e che potrebbero essere ripresi per connotare Olivetti. Probabilmente è stato però prima di tutto un Uomo, inteso come “l’essere pensante ed intelligente”, capace di aprire la propria mente a 360 gradi verso il mondo ed i propri simili, ricercando la comprensione ed il miglioramento delle vicende umane. Un esempio molto vivo del concetto di “Humanitas” (”Homo sum, humani nihil a me alienum puto”) espresso da

Figura 1

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Terenzio e ripreso nel Rinascimento. Ha attraversato il secolo appena trascorso come una meteora. Se avesse avuto la possibilità di vivere più a lungo, la storia dell’industria elettronica ed informatica italiana sarebbe stata diversa. Per accostarsi al pensiero di Olivetti, è opportuno ricordare alcune frasi, indirizzate direttamente ai lavoratori in occasione della inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli (1955), che ben focalizzano il ruolo che l’azienda riveste non solo nel tessuto produttivo, ma in quello sociale del territorio:
«Il segreto del nostro futuro è fondato, dunque, sul dinamismo dell’organizzazione commerciale e del suo rendimento economico, sul sistema dei prezzi, sulla modernità dei macchinari e dei metodi, ma soprattutto sulla partecipazione operosa e consapevole di tutti ai fini dell’azienda». «Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di fabbrica?». «La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza… una cellula operante rivolta alla giustizia di ognuno, sollecita del bene delle famiglie, pensosa dell’avvenire dei figli e partecipe infine della vita stessa del luogo che trarrà dal nostro stesso progresso alimento economico ed incentivo di elevamento sociale».

L’Azienda è percepita dunque come entità dinamica, innovatrice nei metodi e nelle attrezzature, ai cui obiettivi concorrono in maniera consapevole tutti i componenti della organizzazione (dal “primo” dirigente all’”ultimo” apprendista). L’Azienda come strumento di riscatto e non solamente come fonte di profitto per gli azionisti. Queste idee, espresse con forza e profondamente radicate nelle convinzioni dell’Ing. Olivetti rappresentano i “cardini” del pensiero olivettiano, la cui architettura vede fabbrica, persone e territorio realtà interconnesse che operano scambi reciproci e si influenzano l’un l’altra vivendo e crescendo in simbiosi con reciproco beneficio.
La fabbrica costituisce una organizzazione socio-economica i cui componenti devono operare in sinergia per un fine comune e condiviso. Il profitto non può rappresentare il fine ultimo e principale dell’industria. La fabbrica deve essere aperta e partecipe delle vicende del territorio in cui opera.

Il contesto storico e l’evoluzione della Olivetti

Nel 1908, Camillo Olivetti (imprenditore ebreo allievo e collaboratore di Galileo Ferraris) decide di trasformare la propria fabbrica di strumenti per misure elettriche e di introdurre in Italia un prodotto piuttosto nuovo per l’epoca, apprezzato durante un viaggio di studio negli Stati Uniti: la macchina per

Figura 2

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scrivere. Dà vita perciò alla Ing. Camillo Olivetti & C. con sede ad Ivrea, fabbrica che impiega operai prelevati dalle campagne del canavese – regione che ben rappresenta il carattere fondamentalmente agricolo dell’Italia di allora – e da lui istruiti personalmente. Camillo Olivetti crede fermamente nella validità del proprio prodotto ed ha un profondo rispetto delle persone e della dignità umana (che rappresentano un tratto distintivo del suo stile di management – come si direbbe oggi – e che trasmetterà al figlio). Si dedica con passione alla sua creatura, coinvolgendo anche Adriano, che inizierà a conoscere la fabbrica “dal basso”, come semplice operaio, per familiarizzare con i metodi di lavoro e con le condizioni delle maestranze (a riguardo ne risulterà profondamente impressionato, soprattutto dalla ossessiva ripetitività dei gesti e dei cicli di lavoro e tale esperienza sarà determinante nella formazione della sua concezione riguardante l’organizzazione delle attività di fabbrica).
Anche Adriano avrà la possibilità di compiere un viaggio negli USA. Diversamente dal padre però, non va alla ricerca di prodotti e tecnologie nuove, ma analizza le modalità di lavoro per approfondire le tecniche di organizzazione industriale legate alle teorie di Taylor ed alle esperienze di Ford. Sarà un viaggio dal quale Adriano riporterà degli insegnamenti fondamentali per l’evoluzione delle tecniche di lavoro alla Olivetti, che gli permetteranno di abbassare i tempi di produzione ed aumentare i ritmi, senza però mai perdere di vista l’importanza della dignità del lavoratore e della sua elevazione culturale e spirituale. Dall’inizio degli anni ‘30 quando arriva ai vertici aziendali, Olivetti indirizza la propria linea gestionale secondo tre direttrici precise:

  • il prodotto;
  • i mercati;
  • le persone (che ancora non si chiamavano “risorse umane”).

Nel 1932 esce la MP1, tra le prime macchine da scrivere portatili per dimensioni e peso (circa 5 kg per un’altezza di 11 cm), ma soprattutto il primo prodotto Olivetti nel quale viene applicato un concetto caro all’Ingegnere che diventerà il “leitmotiv” aziendale: il design. La MP1 resterà in produzione fino all’inizio degli anni ‘50 quando verrà sostituita dalla serie “Lettera”. Vengono anche rinnovati gli edifici aziendali (con la costruzione del celebre stabilimento dalle pareti di vetro dovuto a due dei massimi architetti dell’epoca: Figini e Pollini), viene dato impulso alla ricerca su settori innovativi (le macchine da calcolo, l’elettronica), vengono aperti nuovi mercati e, soprattutto, viene creata una rete di punti vendita unica nel suo genere, nella quale al prodotto viene affiancata l’estetica dei locali, un’attenzione al design degli ambienti e degli arredi. Adriano Olivetti può, a questo riguardo, essere considerato a pieno titolo l’inventore del concetto di “showroom” nel senso moderno del tema. Un interessante esempio di questa filosofia è il Negozio Olivetti di Venezia, progettato dall’Architetto Carlo Scarpa e oggi restaurato e visitabile come spazio museale.

Figura 3

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Negli anni 50 e 60, alle macchine da scrivere e da calcolo si affianca un settore “emergente”: l’elettronica. Anche in quest’ambito Olivetti ha intuizioni geniali, una per tutte sostenere le ricerche dell’ing. Mario Tchou, brillante tecnico italo-cinese, padre dell’ELEA (ELaboratore Elettronico Automatico), primo calcolatore a transistors che rispetto agli elaboratori a valvole allora esistenti abbinava rapidità di lavoro e ingombri ridotti. L’ELEA 9003 viene presentato alla Fiera di Milano nel 1957. È un grande successo della ricerca e dell’industria italiana. Questo successo apre l’era informatica della Olivetti che porterà l’azienda ai vertici mondiali dell’“informatica di consumo”, con prodotti che coniugano design e prestazioni. In particolare da sottolineare la vicenda tecnica del progetto P101 che, nato inizialmente come prodotto sperimentale è di fatto diventato il primo esempio di computer “da tavolo” a cui si ispirerà l’americana HP per le proprie macchine da calcolo. Negli ani ‘80, la Olivetti può senza dubbio definirsi tra i leaders mondiali nel settore dei personal computers per utilizzo professionale. In Italia molti sono i commercialisti, i consulenti del lavoro, gli avvocati, i notai ed i professionisti in genere nel cui studio sono utilizzate le soluzioni informatiche Olivetti. Prodotti come l’M20 e l’M24 e come la macchina da scrivere elettronica ET101, che fanno di prestazioni e design un punto di forza. Nel 1979 viene anche creato un centro ricerche a Cupertino, la cittadina che ha dato i natali alla Apple. In estrema sintesi possiamo senza dubbio affermare come Olivetti abbia saputo coniugare e sviluppare:

  • gestione aziendale progressista ed innovativa;
  • cultura del prodotto.

Il pensiero sociale ed economico dell’ing. Adriano

Come detto, il pensiero di Olivetti non si esplica solamente nella gestione industriale dell’azienda, ma coinvolge dinamiche sociali ed organizzative più complesse. Certamente la “fabbrica” rappresenta uno strumento fondamentale per l’elevazione sociale delle persone, per il loro “riscatto” e per la vita della Comunità.
Il concetto di “Comunità” viene elaborato ed enunciato da Olivetti durante la sua permanenza forzata in Svizzera, dove scrive e pubblica la sua opera fondamentale “L’Ordine Politico delle Comunità”. Tale teoria risente sicuramente degli insegnamenti paterni e delle esperienze politiche ed intellettuali vissute da Olivetti nella prima parte della sua vita, che lo portano ad elaborare un concetto alternativo ma nello stesso tempo complementare rispetto alle visioni antitetiche di socialismo e capitalismo. Un concetto che sposa quanto Olivetti amava ripetere parlando del suo “agire”: essere radicale nei fini e moderato nei mezzi. La Comunità è un sistema intermedio tra l’Individuo e lo Stato, che vive dall’intreccio di rapporti sociali, culturali ed economici basati su una solida fiducia reciproca. La Comunità è una entità né piccola (per evitare di chiudersi in sé stessa), né grande per non incorrere il spersonalizzazioni anonime.
La Comunità può essere considerata quindi:

  • politicamente come espressione “locale”;
  • economicamente come espressione della Fabbrica.

 

La Comunità è guidata da una classe dirigente che fonda il proprio operato su cultura e formazione continua per capire e soddisfare a pieno le esigenze della Comunità. L’accrescimento della cultura viene visto come vero e proprio strumento per il pieno compimento di una missione sociale.
La leadership teorizzata da Olivetti è fatta di attenzione, comprensione ed orientamento alla crescita ed allo sviluppo delle persone e delle famiglie.
Il buon Leader ha le caratteristiche del “Padre di Famiglia” combinando competenze tecniche a capacità psicologiche di valutazione dei collaboratori e delle situazioni nell’ottica del bene comune.
Per certi versi, può essere posta in relazione con i concetti enunciati più di mille anni prima da San Benedetto:

  • obbedienza (come ascolto ed attenzione);
  • umiltà (come semplicità di vita);
  • silenzio (come riflessione).

Come detto il concetto di Comunità si applica anche alle aziende, la cui classe dirigente dovrebbe perseguire i propri obiettivi attraverso tre pilastri principali:

  • organizzazione;
  • infrastrutture;
  • prodotti.

Nella fabbrica Olivetti, accanto alle catene di montaggio, nascono (profonde novità per gli anni nei quali vengono creati) nuovi servizi complementari per il benessere dei lavoratori: mense, servizi di assistenza sociale, asili, biblioteche che ricambiano – al di là della semplice retribuzione – l’impegno delle maestranze e la vita dedicata all’azienda. Tali concetti sposano i concetti di “partecipazione” e “capitalismo sociale” cari ad Olivetti e fanno del lavoro “parte dell’anima, una immensa forza spirituale”. Ma la Fabbrica è anche connessa con il territorio in cui sorge, poiché rappresenta:

  • fonte di benessere e sviluppo;
  • entità che favorisce il dialogo, l’integrazione e lo scambio continuo tra le persone.

Diventa un “propulsore” di progresso socio- economico, un po’ come le abazie medioevali intorno alle quali si sviluppavano insediamenti ed attività. Anche gli edifici della fabbrica sono diversi rispetto ad altri esempi di edilizia industriale contemporanei. La fabbrica è profondamente calata ed integrata nel contesto urbano. Si apre alla città senza timore di farsi guardare dentro e nello stesso tempo di guardare all’esterno. Non è più una fortezza inespugnabile all’interno della quale il lavoro ha dei ritmi opprimenti, ma una parte dell’universo nella quale fluisce lo scorrere dalla vita.
Olivetti ha infine ben presente il ruolo del prodotto come sorgente e fine dell’esistenza della fabbrica. Generatore di risorse finanziarie per proseguire l’opera dell’azienda nella Comunità e garantirne l’espansione e la prosperità in ottica di reciproco beneficio (oggi si direbbe win-win) e non solo di profitto per gli azionisti.
A riguardo, i concetti fondamentali che guideranno Olivetti (e che saranno ripresi da molte aziende soprattutto nel settore dei beni di consumo) sono:

  • Design: estetica combinata alle funzionalità del prodotto, estetica come “anima” del prodotto;
  • Innovazione: capacità di soddisfare ed anticipare le esigenze del mercato con prodotti d’avanguardia;
  • Presenza riconoscibile nei mercati: creazione di una strategia di brand e di un sistema di distribuzione dalle caratteristiche uniche ed originali.
Figura 5

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Conclusioni

In sintesi, gli insegnamenti di Adriano Olivetti sono sicuramente riassumibili in queste brevi massime:

  • una fabbrica è fatta prima di tutto di PERSONE;
  • AZIENDA e TERRITORIO sono intimamente legati da comuni obiettivi di sviluppo;
  • una industria vive di PRODOTTI.

Anche altri imprenditori contemporanei di Olivetti hanno per certi versi portato avanti messaggi simili nel loro percorso di vita industriale. Vale la pena ricordare tre “Olivettiani”:

  • Enrico Mattei (1906-1962): da commissario liquidatore dell’Agip ha intuito per primo l’importanza di assicurare all’Italia l’indipendenza energetica dai maggiori “players” dell’epoca, sviluppando accordi di “partnership energetica” con i paesi emergenti, spesso ancora sottoposti a retaggi di sfruttamento coloniale da parte delle industrie petrolifere straniere.
  • Aristide Merloni (1897-1970): dalla originaria fabbrica di bilance per utilizzo agricolo, negli anni ‘50 passa alla fabbricazione di bombole a gas e poi di scaldabagni ed elettrodomestici, creando l’Ariston e dando vita ad una serie di insediamenti produttivi nella zona di Fabriano che evitano l’abbandono e l’emigrazione della popolazione attiva.
  • Giovanni Borghi (1910-1975): Fondatore della IGNIS, tra le maggiori fabbriche di elettrodomestici italiane degli anni 50 e 60. Ha contribuito alla diffusione del frigorifero nelle case italiane ed ha introdotto le prime lavatrici con carica dall’alto, prodotto innovativo di un elettrodomestico per molti già nuovo.

Venendo per concludere ai giorni nostri, possiamo senza dubbio ribadire che il modello di sviluppo economico “olivettiano” può rappresentare ancora, in questa epoca di transizione e di incertezza di modelli e riferimenti, una solida base per costruire nuove relazioni umane e sociali ed un rinnovato sviluppo economico basato sulla consapevole partecipazione di tutti i soggetti coinvolti e sulla condivisione di intenti ed obiettivi.

APPROFONDIMENTI

Libri

  • A. Olivetti “Il mondo che nasce” ed. di Comunità
  • A. Olivetti “Ai Lavoratori” ed. di Comunità
  • G. Sapelli – D. Cadeddu “Adriano Olivetti: lo spirito nell’impresa” ed. Il Margine
  • S. Bini “Dalla Regola Benedettina il modello di leadership umile per la gestione efficace e sostenibile delle organizzazioni” AICQ Centro Insulare (www.aicqci.it)

Luoghi

Could the crisis be overcome by a socioeconomic paradigm that does not look only to the index of the profits? This paper wants explore the organizational and management model proposed by Adriano Olivetti and intends to suggest ideas for reflection on its application to the current contexts. It collects the considerations exchanged during the seminar ”Adriano Olivetti ‘speaks’ to workers” organized by AICQ CI during the European Week of Quality in 2013-14 and the Erreù conference ”The Factory and the Man: the social and economic paradigm of Adriano Olivetti” in September 2014.

ANDREA CALISTI

ingegnere meccanico; consulente e docente su tematiche di strategia e di organizzazione industriale; socio AICQ-ci; Consigliere del Settore Autoveicoli e della Commissione Metodologie di Assicurazione Qualità di AICQ
studiocalisti@gmail.com
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