Il 2° Rapporto su qualità e certificazione: QUALITÀ, CRESCITA, INNOVAZIONE

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All’interno dell’ineguagliabile scenografia dell’auditorium del­­l’Ara Pacis di Roma, il 26 febbraio scorso è stato presentato il 2° Rapporto ACCREDIA-CENSIS: «Qualità, crescita, innovazione». L’interessante documento – strutturato in tre parti – ospita molteplici dati, analisi e riflessioni relativamente ai percorsi di crescita del sistema produttivo italiano ed alla qualità intesa come fattore competitivo.

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1. Qualità per competere: percorsi e strumenti per le eccellenze italiane, perché costituisce un mezzo per il rilancio della competitività. L’attenzione è focalizzata sulla misurazione della qualità segmentata in quattro diverse dimensioni: a) qualità del sistema produttivo; b) qualità dell’offerta di servizi pubblici; c) qualità della vita e del contesto socio-economico; d) qualità ambientale. L’analisi viene arricchita da un approfondimento sull’efficacia della certificazione ISO9001attraverso l’analisi comparativa di dati di bilancio. Dall’analisi emerge che, nonostante la perdita di competitività, l’Italia continua ad essere il secondo Paese esportatore in Europa ed il settimo nel mondo. È, invece, al primo posto a livello mondiale per competitività dei prodotti del tessile, dell’abbigliamento e della pelle; è al secondo posto, dopo la Germania, nel campo della meccanica e di prodotti miscellanei (per lo sport, occhialeria, alimentari). Anche se nel periodo 2007-2013 la quota italiana sul commercio mondiale è passata dal 3,6 al 2,7 %, il posizionamento italiano migliora in molti ambiti, in particolare nel comparto farmaceutico, in quello dei prodotti della metallurgia, in quello della produzione di carta, in quello della meccanica e dei prodotti alimentari. La Qualità italiana diviene una chiave di lettura importante per comprendere un sistema produttivo sottoposto a molteplici sollecitazioni e trasformazioni in quanto: «forte è l’impressione che strumenti per la generazione e la gestione di qualità assumano un aspetto strategico» (settori: tessile-abbigliamento-moda; concia/lavorazione pelli; prodotti alimentari, mobile-arredo; meccanica, elettrodomestici; gomma e plastica; prodotti chimici; prodotti farmaceutici; fibre sintetiche; prodotti per l’edilizia; ICT; costruzione di veicoli; aerospazio).

Certificazione UNI EN ISO 9001: analisi punti di forza, debolezze, minacce e opportunitàˆ Fonte: Censis-Accredia, 2013

Certificazione UNI EN ISO 9001: analisi punti di forza, debolezze, minacce e opportunitàˆ Fonte: Censis-Accredia, 2013

Certificazione per la competitività. La qualità genera crescita ma avrebbe bisogno di essere alimentata, incentivata e gestita con idonei strumenti; a partire dalla certificazione sia ISO9001 dei SGQ sia di prodotto in quanto le imprese certificate rivelano performance migliori rispetto alle altre. Tra le imprese certificate: gli indici di redditività risultano nettamente più elevati rispetto al campione di confronto; gli indicatori sono migliori tra le aziende dotate di certificazione del SGQ, in particolare la durata complessiva del ciclo finanziario risulta nettamente migliore nel gruppo delle certificate. Si può sostanzialmente affermare che la presenza di un SGQ secondo ISO9001 influisce positivamente sul miglioramento e sull’efficientamento di molte pratiche gestionali. La certificazione, di fatto, acquisisce un valore strategico elevato anche se negli ultimi anni le aziende certificate sono diventate quasi 83.000.

2. Limiti e prospettive degli strumenti per la qualità (la visione degli OdC). L’indagine realizzata su 100 OdC accreditati ACCREDIA ha consentito di comprendere meglio le dinamiche del mercato, gli elementi di forza e le debolezze che la certificazione. L’opinione di un numero cospicuo di organismi di certificazione si concentra su due parole-chiave: maturità del ciclo di vita della certificazione ISO9001 e ridefinizione di alcune delle sue caratteristiche essenziali. Concettualmente emerge la richiesta di dare: «nuovi contenuti e nuove funzioni all’ISO9001, rimanendo pur sempre nel tracciato delle norme che la regolano».
Valutazione del potenziale strategico. Dalle risposte emerge che la certificazione dei SGQ necessiterebbe in Italia di una ridefinizione di alcuni aspetti: il 70% degli OdC ritiene che ISO9001 debba essere “riformata” per renderla più rispondente alle esigenze delle imprese. Il 20% del campione ritiene questa certificazione sostanzialmente obsoleta. Il 10% è convinto che lo strumento vada bene così. Tra gli operatori è diffusa l’idea che l’ISO9001 abbia ormai limitate capacità di configurarsi come strumento per il miglioramento delle procedure aziendali: per identificare limiti organizzativi e definire soluzioni ad hoc; per migliorare la connettività nel sistema in cui l’impresa è collocata; come punto di partenza per altre tipologie di certificazione. L’indagine evidenzia alcuni aspetti che contribuiscono a questo progressivo svuotamento di significato della certificazione dei SGQ che viene percepito anche come: un appesantimento burocratico; un costo (non un investimento per l’efficientamento di organizzazione e pratiche gestionali); un metodo che non sempre aiuta ad identificare i propri limiti; un requisito formale, utile solo per partecipare alle gare. Gli operatori contattati evidenziano, anche in questo caso, minacce: la competizione focalizzata su politiche per attrarre clienti di altri OdC attraverso politiche di prezzo; la presenza di operatori disposti a praticare interventi quasi sotto costo (anche a discapito della qualità del servizio offerto); competenze di alcuni OdC non sempre all’altezza delle aspettative (mercato che richiederebbe di operare nel “segno della qualità”); la concorrenza di soggetti accreditati all’estero.
Per un percorso di riposizionamento, gli OdC intervistati ritengono che per rafforzare l’appeal della certificazione dei SGQ occorra intervenire per: a) dare la possibilità agli Auditor di attribuire voti su efficacia e congruenza dei singoli processi. Si offrirebbe, così, informazioni utili alla direzione [74%]; b) realizzare un accordo quadro con il mondo Banche per far divenire la certificazione uno dei criteri che alzano la valutazione del merito del credito [75%]; consentire che l’audit si possa concludere con una valutazione complessiva ed esplicita sul livello di efficacia dei processi [79%]; portare le aziende certificate ISO9001 al godimento di una serie di procedure fortemente semplificate, da parte della PA [85%]. L’“area di miglioramento” riguarda le competenze dei consulenti esterni che accompagnano le imprese e degli operatori degli OdC.

3. UNI EN ISO 9001: posizionamento di mercato e strategie. Dall’analisi SWOT delle risposte dei focus group queste possono essere aggregate nel seguente modo.
Gli elementi di forza: capacità di spingere l’impresa (soprattutto le piccole e medie) a prendere coscienza della propria struttura organizzativa, di eventuali criticità e di possibili miglioramenti; strumento per l’ottimizzazione dei processi aziendali delle strutture che si fanno certificare; un elemento distintivo per l’azienda e quindi una leva di marketing; mezzo per partecipare a gare (con risparmi per le fidejussioni).
Le debolezze: marcata “frammentazione” delle tariffe praticate dagli OdC e, soprattutto, la tendenza al ribasso delle tariffe con una forte concorrenza tra gli organismi (a discapito della qualità del servizio offerto); diffusione di tecniche di valutazione e modalità di verifica differenti tra auditor e tra organismi di certificazione; possibilità di un abbassamento della qualità dell’operato degli organismi di certificazione e dei consulenti in condizioni di concorrenza spinta ed in presenza di una domanda di certificazione in fase di ridimensionamento; disallineamento tra aspettative delle imprese che intendono farsi certificare e operato degli OdC (visti spesso come strutture di consulenza); possibile confusione che può insorgere, nelle imprese, tra certificazione del SGQ e certificazione di prodotto o altre tipologie di certificazione, con delusione delle aspettative delle imprese.
Le opportunità di sviluppo: miglioramento delle modalità di svolgimento delle visite di verifica da parte degli OdC ed il miglioramento dei processi di elaborazione dei rapporti finali di verifica, spingendo verso una più intensa interlocuzione OdC/ impresa; strategie finalizzate a comunicare meglio e più intensamente il valore della certificazione dei SGQ; la possibilità che gli OdC comunichino meglio alle singole imprese, i vantaggi ed il valore della certificazione piuttosto che limitarsi alla verifica delle conformità; l’attivazione di procedure attraverso cui gli OdC possano valutare, in sede di verifica, l’efficacia, e non solo la conformità alle prescrizioni, dei singoli processi aziendali.
Le principali minacce: crescita sostenuta del numero di OdC; difformità nel modus operanti degli OdC (che spesso propongono tariffe molto ridotte); controllo piuttosto limitato e non omogeneo sull’operato degli OdC e sui rapporti intercorrenti con le aziende e con i consulenti nella fase preparatoria dei SGQ.
Proposte per la rimodulazione della certificazione ISO 9001: l’audit strumento di verifica e supporto all’azienda; migliore gestione degli audit; misurazione dell’efficacia dei processi organizzativi e gestionali; ampliamento dei processi aziendali da sottoporre a verifica per il rilascio della certificazione SGQ; legare la certificazione SGQ al godimento automatico di forme di semplificazione amministrativa e di benefici fiscali; miglioramento dell’appeal dell’offerta di certificazione SGQ attraverso la proposta di servizi complementari; avvio di un confronto tra il sistema della certificazione ed il sistema bancario per un accordo specifico sulla certificazione ISO9001; maggiore visibilità ed intensificazione dell’attività di controllo da parte di ACCREDIA; istituire un tavolo degli stakeholder della Certificazione.
Molte pmi si certificano ISO 9001 solo perché indotte dalle imprese clienti (senza percepire l’effettiva utilità di un SGQ). Il Rapporto si conclude con due “proposte”:
a) piano di comunicazione per migliorare la conoscenza di ruoli e regole degli operatori della certificazione verso aziende e consumatori;
b) organizzare gli Stati generali della qualità, con tutti i soggetti coinvolti, al fine di concordare e proporre interventi di miglioramento e rafforzamento degli aspetti procedurali e di contenuto afferenti alle certificazioni.

A cura della Redazione

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