Fruizione sensoriale dei luoghi e qualità turistica

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In una società in cui le forme di mediatizzazione dell’esperienza personale sono pervasive, il senso della vista è di certo il canale attraverso cui apprendiamo di più in relazione al mondo che ci circonda, grazie alla facile riproducibilità e, conseguentemente, trasferibilità dello stimolo percepito. Permangono, tuttavia, dimensioni esperienziali sensoriali dei luoghi che rifuggono la modalità di accesso virtuale e restano appannaggio esclusivo (o quasi) dell’interazione umana reale con lo spazio.
Esistono contesti nel mondo in cui la globalizzazione delle forme architettoniche ha annullato qualsiasi specificità visiva. Se per un istante fossi ‘teletrasportata’ dalla mia sedia nella strada di una delle tante downtown asiatiche e mi venisse chiesto di intuire dove mi trovo guardando rapidamente i grattacieli intorno a me, difficilmente riuscirei a capire se sono ad Hong Kong, a Bangkok o a Pechino. Al contrario, potrei ottenere informazioni più utili interrogando altri sensi. Camminando tra i grattacieli di Bangkok, ad esempio, mi imbatterò in corridoi olfattivi prodotti dall’intrecciarsi del profumo di olio alla menta usato dai centri per il massaggio thai misti agli odori pungenti delle bancarelle che vendono il durian un frutto che in Tailandia è proibito introdurre nei luoghi pubblici chiusi o il pesce affumicato. Tali esiti intangibili, ma sensorialmente percepibili, di patrimoni legati alla cultura materiale del luogo sono una componente imprescindibile della “qualità sensoriale” o anche “qualità emozionale” o ancora “qualità percettiva” all’esperienza turistica.
Tuttavia, quella che John Urry definisce “de-differenziazione” delle mete turistiche1 può verificarsi anche sul piano sensoriale. In Italia non sarebbe possibile aprire un McDonald’s all’interno del Colosseo; d’altro canto nel 1986 l’odore delle patate fritte di McDonald’s inondò l’area circostante Trinità dei Monti a Roma, a seguito dell’apertura del primo ristorante della catena in Italia, a scapito del profumo delle azalee che da anni caratterizza quell’area, soprattutto in primavera. La qualità del patrimonio visivo, più esportabile, conoscibile, immaginabile e condivisibile, gode di una propulsione collettiva alla sua protezione che non è data per i patrimoni sensoriali di altro tipo. Tuttavia la scarsa replicabilità di suoni e odori di un paesaggio, in quanto ad esso imprescindibilmente connessi, costituisce un elemento primario per l’attivazione di relazioni turistiche basate sulle identità territoriali. Inoltre, laddove il patrimonio sensoriale è espressione di un relativo patrimonio naturalistico, la preservazione, la tutela, e la promozione non potranno che essere connesse a doppio filo con il concetto di sostenibilità ambientale.
Le specificità sensoriali dei luoghi sono mutevoli, in particolare laddove queste siano l’esito di manifestazioni del patrimonio intangibile delle comunità e dei territori. Lo “spessore” sensoriale di un territorio rurale o urbano è di per sé impossibile da cristallizzare in un hic et nunc ideale: un profumo è tale ora, ma probabilmente fra qualche secondo, se il vento cambierà, non sarà più uguale, e fra cento anni sarà diverso a causa delle trasformazioni nelle interazioni fra gli individui e lo spazio situato. Il patrimonio sensoriale dei luoghi, dunque, muta insieme al mutare della vita delle società locali e del loro interagire con l’ambiente naturale circostante. Esistono, tuttavia, patrimoni sensoriali dal valore assoluto, poiché ritenuti tali dagli individui e dalle comunità che ne costituiscono parte integrante o, solamente, ne fruiscono in vario modo: l’autenticità degli odori e dei suoni di un luogo o di un paesaggio non è solo espressione autonoma delle componenti naturali ecosistemiche ma è, nel mondo antropizzato, esito di processi storicizzati di relazione fra gli individui e l’ambiente in cui vivono. Si può dunque guardare agli smellscape e ai soundscape quali elementi di ciò che l’UNESCO e l’Organizzazione mondiale per il turismo delle Nazioni Unite definiscono Intangible Cultural Heritage.
La qualità del vissuto del turista intesa dal punto di vista dell’offerta è definibile in termini di standard ed è, pertanto, facilmente misurabile. Nel momento in cui, però, si analizzi la qualità dell’esperienza avuta, gli elementi immateriali connessi alle emozioni, al cambiamento interiore, ma anche e soprattutto alle caratteristiche sensoriali dell’esperienza diventano essenza stessa di tale qualità.
In tal senso, potrebbe essere particolarmente utile indagare la qualità dell’esperienza olfattiva e uditiva del visitatore, non certo al fine di generare un sistema di valutazione quantitativo poco compatibile con l’essenza stessa dell’esperienza emozionale bensì con lo scopo di accedere all’immaginario del visitatore e aver conto dell’effettiva capacità dei luoghi di corrispondere idealmente alle aspettative di autenticità nutrite. Il marketing sensoriale è in continua evoluzione: il Club Med ha costruito una stanza in cui è possibile percepire gli odori delle mete esotiche proposte nel catalogo delle destinazioni offerte e in Provenza sembra abbiano imbottigliato, di recente, il profumo del paesaggio. Tuttavia solo camminando fra i terrazzamenti di Positano dopo una pioggia estiva e sperimentando lo stordimento dato dall’essenza di limone di cui si riempie l’aria, o magari attraversando l’antico ghetto ebraico di Roma all’alba, inondato dal profumo dei panifici storici, sarà possibile accedere fisicamente e cognitivamente al patrimonio sensoriale e, al tempo stesso, narrativo di tali contesti, al genius loci connesso all’uomo e al suo rapporto con l’ambiente che lo circonda.

NOTE

1 Cfr. J.Urry, Lo sguardo del turista, Seam, Roma, 1995.

Soundscapes and smellscapes:
new assets to enhance authenticity and quality in tourist experience
Travelling authenticity and quality is strictly connected with the tourist emotional and cognitive gratification. The intensity of this experience is a matter of how visual, auditory, tactile and olfactory feelings are unexpected, engaging and genuine. Landscape protection is mainly about the visual component of the environment, otherwise smells and sounds are part of the space fruition experience, as well as the view enjoyment.
here are places in the world where globalization of architectural forms has canceled most of all that visual identity signs able to narrate cultural and natural specificity and diversity. In those contexts, soundscapes and, above all, smellscapes represent today the last “law virtualization rate” way thanks to their low attitude to be stored and translated in to images to get in touch with original environmental and cultural values and, at the same time, a new challenge to find new niches where to enhance authenticity and quality of tourist cultural and sensory experience.

FIAMMETTA PILOZZI

professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi - Università degli Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria
pilozzi@unistrada.it
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