Formare i formatori per la sicurezza

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Per poter capire appieno la enorme importanza che oggi riveste la formazione dei formatori, è necessario soffermarci innanzitutto, sulla profonda trasformazione che negli ultimi anni ha coinvolto la formazione della “sicurezza” in Italia. La “sicurezza” è sempre stata vista come un problema tecnico, in mano a tecnici, i quali erano anche gli unici esecutori delle attività formative. Tale logica ha incrementato nel tempo una formazione molto specializzata, ma lontana dalla vera esigenza dall’utente finale e quindi poco condivisa.
Analizzando le statistiche sugli infortuni, ci si accorge che, ancora oggi, oltre l’80% degli infortuni non avviene per problemi tecnici, ma umani e gestionali. Come è allora possibile, che dopo anni di leggi e norme sulla “sicurezza”, possano accadere ancora infortuni come quello ripetuto nel tempo di Molfetta (03 marzo 2008 quattro morti nella pulizia di una cisterna, 08 aprile 2014 due morti per la pulizia di una cisterna)? Il vero problema che dobbiamo affrontare oggi, non è se la formazione sia stata o meno eseguita e di quante ore, ma se sia stata effettuata in maniera efficace. Nell’ambito dei Sistemi di Gestione, si parla di efficacia quando un obiettivo pianificato viene raggiunto. Allora è utile porci un’altra domanda: «quale è il vero obiettivo della formazione alla “sicurezza”?». Le risposte possibili sono:

  • Far conoscere il sistema legislativo europeo e italiano in tema di salute e sicurezza?
  • Far conoscere le responsabilità e i diritti? • Far conoscere quali dispositivi di protezione individuale utilizzare e come?
  • Far conoscere le procedure di lavoro in sicurezza?

Probabilmente la risposta a tutte queste domande è sempre affermativa, ma siamo sicuri che far conoscere ad un lavoratore che la legge sulla sicurezza e salute è il D.Lgs. 81/2008 e non il D.Lgs. 626/1994 sia realmente importante? Ed allora, forse, la vera domanda che ci dobbiamo porre è: Ma non è che il vero obiettivo di questa formazione è dare degli strumenti al discente, per modificare nel tempo i propri comportamenti verso una sicurezza attiva, ragionata, partecipata e non imposta? Un grande tecnico e formatore sui temi della sicurezza e salute, Enrico Grassani, scrive: «L’obiettivo dell’attività formativa in materia di prevenzione antinfortunistica è quello di far si che nelle persone si inneschi un processo di trasformazione nel proprio modo di essere, tale per cui lavorare in sicurezza divenga desiderabile, prima ancora che necessario per il rispetto delle leggi».

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Come ottenere questo obiettivo e come inglobare anche gli altri visti sopra senza snaturare quello principale? La risposta a questa domanda può essere riassunta in una unica parola, Andragogia, “disciplina che studia l’apprendimento e l’educazione degli adulti” [Garzanti]. Chris Argyris, uno dei padri del pensiero andragogico diceva che: «la porta dell’apprendimento si apre dal di dentro», è quindi il discente e non il formatore il vero centro di una attività formativa efficace. Ciò implica che, a prescindere dal tema su cui stiamo effettuando la formazione, il coinvolgimento del discente, lo stimolo, la sua esperienza ed il suo ragionare, sono fondamentali per il processo di apprendimento a cui questa formazione tende, “imparare è un’esperienza, tutto il resto è informazione” (Albert Einstein).
Si parla quindi di metodi di apprendimento attivi, basati su strumenti formativi quali il Brainstorming, il gioco, il Role Plaiyng, i metodi esperenziali, tutte attività poco o per nulla diffuse nella formazione della “sicurezza”.
Ed eccoci tornati al formatore della “sicurezza”.
Quanto detto presuppone una naturale trasformazione del formatore, da docente a facilitatore fino anche ad arrivare a essere un coaching per la “sicurezza”. In altre parole è necessario passare da un ragionamento up-down, dove il formatore-docente è e si sente superiore al discente, ad un ragionamento up-up, dove le due figure di formatore e discente sono paritetiche e il momento formativo porta un accrescimento per entrambe le figure. Il nuovo formatore deve possedere e fare proprie alcune abilità:

  • Comunicative
    – Creare emozione
    – Essere originale e spontaneo
    – Creare sorpresa ed interesse
    – Saper rompere le regole
  • Di gestione dei conflitti e dello stress
  • Di Problem Solving
  • Di creatività
  • Di gestione delle emozioni
  • Di empatia

Ma attenzione, il “nuovo Formatore” deve credere nel lavoro che fa e nel modo in cui lo fa, deve essere entusiasta del proprio lavoro e soprattutto deve dimostrare a chi lo segue la propria coerenza; “Non si insegna quello che si vuole; direi addirittura che non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è” [Jean Jaurès].
Per raggiungere questo risultato il formatore ha necessità di accrescere le sue competenze “umanistiche” in ambito formativo, migliorare nel tempo l’utilizzo di strumenti didattici, apprenderne di nuovi, confrontarsi con altri formatori. Tutto ciò può essere possibile solo frequentando corsi specifici, fatti per formatori, dove questi argomenti vengono trattati, analizzati ma anche provati. Per tale motivo negli ultimi anni è cresciuta, anche per i formatori sulla “sicurezza” l’esigenza di creare corsi di formazione per formatori. Detti corsi non hanno l’obiettivo di dare al formatore nozioni tecniche di salute e sicurezza, per cui esistono corsi e studi specifici, ma gli strumenti per migliorare la comunicazione con il discente, al fine di raggiungere un apprendimento in linea con la teoria andragogica e quindi una trasformazione ragionata e condivisa degli atteggiamenti del discente. Questa formazione non può essere effettuata one-shot ma necessita di un costante aggiornamento nel tempo, che consenta al formatore di apprendere nuove tecniche e risolvere eventuali problematiche riscontrate nell’applicazione in campo. Inoltre gli aggiornamenti sono sempre un momento di confronto importante con i colleghi. L’obbligo della formazione dei formatori, oltre che morale e professionale, negli ultimi anni è stato oggetto di attenzione anche da parte del legislatore italiano. Logicamente tale attenzione ha riguardato la parte dei corsi che la legge rende obbligatori, vedi i corsi per i lavoratori, preposti e dirigenti, Datore di lavoro, e così via. Dopo alcuni tentativi di definire dei parametri per la professionalità del formatore negli accordi stato regioni del 21 dicembre 2011, il 6 marzo 2013 viene pubblicato il decreto interministeriale per la qualifica dei formatori. Detto decreto è attuato e obbligatorio dal 18 marzo 2014.
Esso suddivide le competenze in tre macro aree:

  • Area Normativo/giuridico/organizzativa
  • Area Rischi tecnici/igienico-sanitari
  • Area relazioni/comunicazione

Per ognuna delle aree tematiche un formatore è qualificato se risponde ad almeno uno dei sei criteri riportati nel decreto stesso. La definizione di questi criteri è stata molto difficile ed ha causato un rallentamento nell’uscita del decreto. In sintesi i criteri specificati sono: L’ultimo aspetto che prende in considerazione il decreto è l’aggiornamento professionale. Per mantenere la qualifica il formatore deve in un periodo temporale di tre anni:

  • Partecipare come discente a seminari convegni o corsi per almeno 24 ore nella tematica di competenza di cui almeno 8 come corsi di aggiornamento oppure
  • Effettuare almeno 24 ore di docenza nella tematica di competenza.

Senza voler entrare in merito alla bontà o meno dei criteri definiti, ritengo comunque molto complesso dover definire dei criteri specifici, che possano andare bene per tutte le tipologie di attività. Detto ciò non sono molto d’accordo con tutti quei criteri, non solo del decreto, ma anche certificativi, che considerano l’aspetto quantitativo, cioè ore di formazione fatte, un parametro fondamentale per la qualifica dei formatori. Infatti in base a quanto espresso nella prima parte dell’articolo, la formazione dei formatori è un aspetto fondamentale che non può essere sostituito completamente da ore di docenza.
Dalla mia esperienza in campo come docente e discente, ci sono ancora troppi formatori che, benché abbiano un numero enorme di ore di docenza fatte, non possiedono nessuno dei requisiti andragogici di cui abbiamo discusso.

Conclusioni

La formazione dei formatori è un aspetto fondamentale per raggiungere una efficace azione formativa sui temi della salute e sicurezza, che porti ad un effettivo cambiamento nei comportamenti delle persone oggetto della formazione. Tale formazione, benché oggi sia anche definita dalla legge, non deve essere considerata un mero adempimento cogente, ma deve essere sentita dal formatore come una esigenza morale e professionale. In questa ottica i corsi di formazione per formatori devono essere organizzati con l’utilizzo di metodologie attive e di discussione di gruppo.
La speranza è che questa attività, come purtroppo è successo spesso in altri settori, non venga nel tempo troppo standardizzata e regolarizzata, altrimenti il nostro vero ed unico obiettivo formativo smetterà di nuovo di essere alla nostra portata.

Training is essential to protect the health and safety of the worker only if it is effective. This objective can be achieved through qualified trainers. The criteria for this qualification have been defined by law since last year. The training courses for trainers are a useful tool to qualify the trainer and they help to improve the effectiveness of the training provided.

FABRIZIO RAINALDI

Direttore Centro di Formazione presso Gruppo Ambiente Sicurezza; formatore qualificato AICQ, Roma
benzalc@alice.it
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