Circular economy e molla imprenditoriale

0
Il concetto di «circular-economy» porta con sé una delle frontiere per la differenziabilità del prodotto soprattutto nell’impresa Agro-food. Esso rappresenta il meccanismo di una economia rigenerativa che ha l’ambizione di disaccoppiare la creazione di valore dal consumo di risorse.
Anche se nuovi modelli di business devono svilupparsi per rispondere alle esigenze create dagli altrettanti nuovi mercati che ne verranno, la portata innovativa di questo concetto non sfugge alle tradizionali regole della catena del valore. Se da una parte questo fatto può essere considerato un limite, dall’altra parte permette di capire come possa inserirsi con successo la molla imprenditoriale in un nuovo contesto.
Molti studiosi sono concordi nel dire che così come ai primi del 900 il motore del progresso era rappresentato dallo sfruttamento del mondo agricolo (tessile, energia, trasporti) oggi l’uso combinato dell’«insieme delle risorse naturali nonché dei propri scarti» può essere considerato non solo la verità di un’economia possibile ma anche il motore di una nuova imprenditorialità.
Se il mondo va verso la ricerca di modelli di sostenibilità delle risorse, le proposte della Commissione Europea sulla «circular-economy» per il 2016 fungono da stimolo anche per la spinta verso un modello ambizioso di fare impresa. Sui numerosi tavoli di dibattito che si stanno formando tra i 28 stati su “input circolare” e produzione, si portano teorizzazioni e confronti. I parametri concettuali della economia bio-imitativa ad esempio spostano l’ordine di idee sulla disponibilità illimitata di fattori in contrapposizione alla visione Malthusiana delle risorse scarse legata all’economia-lineare.
Da un altro fronte, gli Organismi nazionali ed internazionali adottano tattiche per accompagnare e favorire meccanismi nuovi che permettano di perseguire il margine d’impresa. Le Benefit Corporations Statunitensi, ad esempio, sono società che a livello statutario perseguono contemporaneamente gli obiettivi di redditività e benessere sociale. In sostanza inglobano gli obiettivi etici in un meccanismo di mercato dove la molla imprenditoriale permette di vedere le potenzialità di nuovi mercati.
Circular Agricoltura - alimentare

Circular Agricoltura – alimentare

Nell’impresa che crea il proprio mercato con il finanziamento dei suoi investimenti, il concetto circular e quello di consumo hanno in comune che entrambi sono elementi per il benessere e per la crescita economica.

Schema «circular economy»

Schema «circular economy»

Alcuni big del settore e iniziative sustainible

Alcuni big del settore e iniziative sustainible

Dal lato del consumatore, c’è da dire che sono sempre più complessi gli elementi di desiderabilità del prodotto. Egli si pone oggi come un utente sì consapevole ma che in compenso ha poca familiarità con il concetto di spreco che inizia proprio nel suo piatto. Combinando questo alla realtà del mercato di oggi, si scopre che, in un uno scenario dove le imprese sono alla continua ricerca di nuovi prodotti da immettere nel mercato per differenziarsi dalla concorrenza, si apre una nuova area con enormi potenzialità di sviluppo: quella dei prodottiche potremmo ridefinire sostenibili e intelligenti. Il sustainable business si muove su un terreno che va oltre la consapevolezza della generale scarsità delle risorse e alle iniziative internazionali; infatti esso si sta rivelando un moto spontaneo e autonomo soprattutto nell’industria alimentare dei Big.
Al riguardo, una regola pratica dice che: «un mercato sicuramente si apre per tutti quando una grande industria è decisa ad entrarci»; così sono sempre di più le aziende ed i gruppi alimentari che allargano i propri orizzonti e si affacciano al complesso percorso che porta al design di nuovi prodotti e produzioni sulla trama dell’economia di tipo circolare. Dall’innovazione del prodotto fatto con le bio-plastiche, all’allungamento della shelf-life, all’adozione di programmi riciclo e riutilizzo di sostenibilità socio ambientale, alla selezione dei fornitori green e alla realizzazione di interi stabilimenti pilota a bassissimo impatto con la massimizzazione della produttività e dell’impiego dei fattori produttivi.
Dal piccolo al grande

Dal piccolo al grande

D’altro canto, grazie alla replicabilità in scala sempre maggiore di una operazione pilota o di una sperimentazione, si costruisce un nuovo mercato. Nell’impresa agro-alimentare ed alimentare di medie dimensioni, gli impianti delle nuove linee per i prodotti innovativi fungono da fulcro per la naturale prosecuzione di un concetto di economicità aziendale dove la “scala” di produzione permette la sostenibilità dell’intero processo.
È il contatto con la natura che pone il comparto agricolo e agro-alimentare tra i più attenti al tema della sostenibilità. Qui, la perfetta sovrapposizione tra cicli naturali e cicli di produzione e il basso valore aggiunto di molte produzioni spinge alla ricerca di opportunità di valorizzazione di tutto ciò che si produce e si utilizza. Immerso in una dinamica strutturale e di prospettive in profonda mutazione, circa il 70% delle imprese agricole esercitano un’attività di recupero dei rifiuti e sempre più imprese si impegnano alla riduzione sia dei consumi, quali energia ed acqua sia ad incrementare l’uso delle fonti di energia rinnovabile. Qualità sostenibilità, promozione della tipicità della produzione hanno qui una valenza che va dalla difesa del territorio al più avanzato concetto di vantaggio competitivo che, tra l’altro si riflette positivamente su tutte le filiere a valle.
Se da un lato la “tipicità” del prodotto alimentare con i “sapori locali” è fonte naturale di vantaggio competitivo per il carattere di unicità che conferisce al prodotto, dall’altro la differenziazione del prodotto intelligente può esserlo altrettanto.
In una dinamica di consumo sempre consapevole soprattutto in tempi di crisi, i rapporti di marketing testimoniano che l’impresa nella sua continua strategia di differenziazione del prodotto cerca di dare risposta continua alle esigenze del mercato. Il consumatore oggi è un utente fortemente autonomo dotato di notevole competenza e un robusto orientamento olistico e riflessività su requisiti, attributi e conseguenze di quanto lo circonda. La “customer-promise” si riflette perciò nel prodotto La percezione da parte del consumatore del clima di fiducia trasparenza miglioramento qualità vita affidabilità.
La valenza sociale di un prodotto che si differenzia per tecnologia, competenze all’interno del sustainable business può generare opportunità di valore ma non può prescindere da una riflessione fatta anche sulla sostenibilità della sua produzione. La spinta verso una economia di tipo circolare aprirà mercati dalle potenzialità del tutto inaspettate dove l’ottimizzazione del consumo di risorse e differenziazione nonché unicità saranno le leve dominanti per il vantaggio competitivo.
Uno spazio di mercato che apre a nuove prospettive e ruoli interessanti per la ricerca. L’impresa chiede nuovi prodotti ma soprattutto oggi chiede di essere accompagnata verso mercati che sa avere un Valore Aggiunto. La ricerca, anche quando non ha i mezzi ha la conoscenza del metodo che se correttamente applicato alla risoluzione dei problemi della produzione nonché industriali porta all’ottimizzazione del percorso di ottenimento di un prodotto e del suo mercato. E’ proprio in questo senso che quindi le imprese devono essere inserite in un ambiente che permetta loro di crescere dove le condizioni di contesto le consentano di essere libera di scegliere la propria strategia.
Cause tipiche spreco alimentare - Fonte: Barilla center for food & nutrition

Cause tipiche spreco alimentare – Fonte: Barilla center for food & nutrition

The circular economy concept holds one of the last frontiers in theme of the differentiation strategy of the product. In particular, from the first communication of the European Commission concerning the circular economy in support of sustainable growth is clearly defined that ; “circular economy systems keep the added value in products for as long as possible and eliminate waste”.
Although new business models will be developed to generate as many new markets , the principles of the circular economy do not escape the rules of the traditional value chain. Furthermore the social value of a product that differs from the others for technology and specific aspects really can generate business opportunities into the “sustainable business”; nevertheless the priority for the management point of view is to consider the economic competitiveness.
The continuous research of new products to launch in the market is one of the priority objectives for the agro-food and food firms. The combination of the circular-economy principles with the competitive advantage levers could be the cross-cutting key to stimulate the entrepreneurial mainspring into the new market models that are in evolution.
From the perspective of the enterprise that creates its own market with the financing of its investments, the concepts of “circular” and “consumption” have in common that both are elements for the welfare and economic growth.
If on one hand this fact can be considered a limit, on the other hand it can be seen as a market-space and allows to understand how it can be embedded successfully entrepreneurial spring in a new context.

PROF. ENRICO MARIA MOSCONI

Direttore del CINTEST - Centro per l'Innovazione Tecnologica e lo Sviluppo del Territorio [www.unitus.it/cintest] Università degli Studi della Tuscia di Viterbo
enrico.mosconi@unitus.it
Share.

Comments are closed.