Business continuity un approccio esteso alla gestione della continuità operativa dell’azienda

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Nella norma ISO-TS 16949:2009, al punto 6.3.2, compare un requisito, a tutela del cliente, per garantire la continuità delle forniture: “L’organizzazione deve preparare piani di emergenza per soddisfare i requisiti del cliente nel caso di eventi di emergenza come le interruzioni dei servizi, la mancanza di manodopera, i guasti di apparecchiature chiave ed i ritorni dal campo […]”. Con ogni probabilità, questo requisito verrà ulteriormente rafforzato nella futura versione della norma che, anziché parlare semplicemente di gestione dell’emergenza, introdurrà il concetto e i criteri della Business Continuity, con un approccio focalizzato sui piani di natura preventiva. La prevenzione di un evento negativo, infatti, passa necessariamente attraverso l’analisi di tutti i potenziali rischi in cui un’azienda può incorrere e che possono avere come conseguenza finale un’interruzione delle forniture al cliente. Per Business Continuity si intende l’insieme dei processi gestionali volti ad analizzare in anticipo scenari incidentali che possono influenzare processi critici per un’azienda, e ad impostare piani di azione tali da assicurare che essa possa, nel momento cui lo scenario ipotizzato dovesse realmente verificarsi, reagire in maniera pianificata e organizzata, con conseguente minimizzazione dei danni derivanti dall’interruzione di attività. Le situazioni di emergenza, per un’azienda, possono derivare da due tipi di fattori: interni ed esterni.

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Quando l’emergenza è determinata da un fattore interno – come un guasto a un impianto di produzione – è più facilmente gestibile – nell’esempio citato, basta aver predisposto un impianto di back-up o avere a disposizione i pezzi di ricambio – ed è anche più facile prevenirla, visto che con analisi di tipo affidabilistico è possibile ridurre di molto le probabilità di guasto. Viceversa, quando l’emergenza deriva da un fattore esterno – si pensi a calamità naturali come terremoti, maremoti e alluvioni o a fenomeni come gli attacchi terroristici, che possono avere un impatto decisamente grave sulle attività industriali – è di più difficile prevedibilità e controllo da parte di un’organizzazione. L’azienda dovrà, quindi, giocare d’anticipo e tener conto di simili eventualità, alle quali prepararsi predisponendo un piano di emergenza. Per fare un esempio recente, chiunque ricorderà le conseguenze dello tsunami giapponese dell’11 marzo 2011 su alcune Case automobilistiche estere, costrette ad un temporaneo fermo produttivo a causa della riduzione delle scorte di componenti fabbricati in Giappone, dove alcuni produttori subirono pesanti danni agli impianti o dovettero cessare l’attività in quanto risiedevano nella zona evacuata della centrale nucleare di Fukushima. Un altro esempio del genere, risalendo più indietro nel tempo, è il caso del terremoto che colpì la Turchia il 17 agosto 1999, causando gravi danni ad uno stabilimento Pirelli. Grazie ai piani di emergenza predisposti dall’azienda, già il 19 agosto furono avviati i lavori per la ricostruzione e il 9 settembre uscì dallo stabilimento il primo pneumatico. Oggi, però, la maggior parte delle aziende sono ancora poco sensibili al concetto di risk management a livello industriale e per lo più ignorano le logiche, le metodologie e gli strumenti di analisi disponibili al riguardo. La tendenza è, piuttosto, quella di trasferire il rischio residuo ad un partner assicurativo. Proprio in previsione della futura evoluzione dell’ISO-TS 16949, ANFIA ha istituito un Gruppo di Lavoro dedicato alla stesura di una Guida sulla Business Continuity che, seguendo l’approccio del DRI (Disaster Recovery Institute), dia supporto alle aziende fin dalla fase di analisi dei possibili fattori di rischio, fornendo, con diversi livelli di approfondimento, una serie di tool operativi per il risk management. La Guida – realizzata da esperti provenienti da grandi aziende, le prime ad aver affrontato questi temi – rappresenta quindi un servizio alle imprese ancora poco formate su questi argomenti.

Note

1 ANFIA Service nasce nel 1996 come Società di Servizi di ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica); è certificata ISO 9001:2008. Opera in diversi settori di attività, tra cui i principali sono la consulenza, la formazione, i convegni e le pubblicazioni tecniche in ambito, Qualità, ambiente, Sicurezza ed etica.
ANFIA, in qualità di membro IATF (International Automotive Task Force) in rappresentanza dell’industria nazionale, ha contribuito allo sviluppo della Specifica Tecnica ISO/TS 16949: 2009 e ne monitora costantemente l’applicazione dello schema di certificazione in Italia. È dunque anche alla luce delle ultime e originali indicazioni fornite da IATF che ANFIA Service progetta e aggiorna tempestivamente l’offerta formativa di in area Qualità.
Tutte le informazioni dettagliate e gli ultimi aggiornamenti sulle attività di ANFIA Service sono disponibili sul portale www.anfia.it

 

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